La Loggia: «Nelle Regioni troppi sprechi»

«Spengono i lampioni? Riducano invece gli esperti»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Un incontro tra il premier Berlusconi e i rappresentanti degli enti locali da tenersi tra la seconda e la terza settimana di gennaio per fare il punto sui rapporti tra Stato e Regioni dopo l’approvazione della riforma costituzionale. E soprattutto per cercare di mettere un freno alle spese pazze di molte amministrazioni di centrosinistra. È quanto ha annunciato il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, in un’intervista al Giornale. L’obiettivo è chiaro: mettere a punto l’applicazione del federalismo anche a livello fiscale e censurare la moltiplicazione di incarichi e consulenze negli enti locali. Per La Loggia è opportuno anche bloccare tendenze devianti come l’intreccio tra affari e politica, emerso nell’ambito delle inchieste giudiziarie su Unipol, o come i tentativi di legalizzare le unioni di fatto.
Ministro La Loggia, come si pone il governo dinanzi agli sprechi di risorse pubbliche da parte delle Regioni più volte denunciato dal Giornale?
«Quando c’è senso di responsabilità ed è necessario recuperare risorse per aiutare il sistema Paese in questa fase difficile, è compito di tutti, anche delle istituzioni locali. È una cosa che, come governo, abbiamo cercato di spiegare, ma non sempre siamo stati compresi e si è sviluppata una polemica che non era nelle nostre intenzioni. Se c’è uno sforzo per ridurre il deficit dello Stato, bisogna portarlo avanti in maniera coerente. Nei prossimi giorni, prima della Conferenza Stato-Regioni del 26 gennaio, ci sarà un incontro tra il presidente del Consiglio e i rappresentanti degli enti locali. Quella sarà la sede più opportuna per fare questo tipo di ragionamento soprattutto in chiave istituzionale, piuttosto che politica».
Il problema è che alcune Regioni hanno manifestato una eccessiva liberalità nelle spese. A titolo di esempio, la Puglia del governatore Nichi Vendola ha stanziato 345mila euro per un viaggio di rappresentanza negli Stati Uniti. Che cosa può fare il governo per evitare il ripetersi di questi episodi?
«È indubbio che quando accadono fatti come questo non ci può che essere una censura da parte del governo. Un conto è promuovere l’immagine di una Regione per attrarre gli investimenti e un altro è non utilizzare bene i fondi che si hanno a disposizione dopo i sacrifici che lo Stato fa. Se una Regione va oltre i propri poteri, il governo può impugnare i provvedimenti. Ma se la questione non riguarda conflitti di competenza, l’unica cosa che si può fare è denunciare questi fatti all’opinione pubblica perché ne tragga le opportune conseguenze».
In alcune Regioni, ad esempio Puglia, Campania e Lazio, c’è stata una moltiplicazione di incarichi assessorili, consulenze eccetera.
«È una cosa riprovevole. Noi, con la riforma costituzionale, abbiamo diminuito il numero dei parlamentari del 20 per cento e queste Regioni hanno aumentato il numero di consiglieri, esperti e consulenti. Una cosa della quale non si sentiva alcun bisogno. Come mai, invece, allo Stato si chiede di dimagrire? Tutto questo va in direzione contraria a quell’assunzione di responsabilità che da molti è richiesta».
Allora?
«Non c’è dubbio che su quest’argomento dovremo tornare a discutere. L’occasione sarà proprio l’incontro con il presidente del Consiglio richiesto dagli stessi enti locali. Sarà bene che i presidenti delle Regioni non vengano soltanto con delle richieste, ma anche con un’offerta, cioé dicendo che cosa possono fare per aiutare il sistema Italia a crescere».
Qual è la grande sfida per il 2006?
«Adesso dovremo mettere seriamente mano al federalismo fiscale nell’ottica di una corretta applicazione della riforma costituzionale che prevede la devoluzione dei poteri. Ma soprattutto nello spirito di un progressivo snellimento delle funzioni dello Stato».
Alcune amministrazioni locali, come il Municipio X di Roma, già hanno dato dimostrazione di autonomia con l’istituzione di un registro dei Pacs.
«Vedo che si vanno moltiplicando le iniziative di riconoscimento delle unioni di fatto diverse dal matrimonio. Le Regioni e i Comuni non possono fare niente di tutto questo perché non rientra nell’ambito dell’ordinamento civile che è competenza esclusiva dello Stato. Io sono totalmente contrario al riconoscimento di queste unioni, anche omosessuali, con la possibilità di accedere all’adozione. Laddove si voglia fare un atto che si proponga questi obiettivi, sarà impugnato su mia segnalazione al presidente del Consiglio».
Il 2006 è anche l’anno delle elezioni politiche. Quali sono i punti sui quali la maggioranza di governo può insistere per sottolineare quanto è stato fatto per gli enti locali e cercare la riconferma?
«Oltre a ricordare l’attività riformista portata avanti, un altro cavallo di battaglia può essere rappresentato dalla lotta agli sprechi».
In particolare a cosa si riferisce?
«Nelle cosiddette Regioni rosse si è manifestato un certo intreccio tra affari e politica che io chiamo “Diessopoli” o “Ulivopoli”».
Allude a Unipol, compagnia delle Coop rosse, e ai suoi rapporti con i Ds?
«Credo che sia lecito interrogarsi su fino a che punto tutto quanto sia regolare. Perché per lavorare in certe Regioni bisogna far parte di un certo mondo? Sono lamentele di chi non vince le gare oppure c’è una rete che tiene tutto quanto assieme? Bisogna fare chiarezza».