Londra contro la Bce: troppo attenta ai rischi d’inflazione

Il ministro delle Finanze Brown: i vincoli frenano la crescita. Rialzo dei tassi, Eurotower divisa sui tempi

Rodolfo Parietti

da Milano

L’attacco è frontale, diretto contro la Bce; ma l’obiettivo è ancora più ambizioso, perché mira a formulare nuove regole per l’Europa. Dell’Europa l’Inghilterra fa parte, ma non dell’Unione monetaria, per scelta consapevole più volte ribadita. Sembra dunque una sorta di invasione di campo l’articolo apparso ieri sulle colonne del Financial Times con cui il Cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, contesta apertamente uno dei punti di riferimento «sacri» per l’Eurotower, il tetto d’inflazione al 2%.
Mai messo in discussione dall’istituto guidato da Jean-Claude Trichet, il target non convince invece affatto Brown. Secondo il quale, il Vecchio Continente non ha bisogno «di vecchie e rigide regole annuali», ma piuttosto di politiche monetarie e di bilancio capaci di «lavorare insieme per il ciclo economico». Occorre un «nuovo dinamismo dell’offerta», dice il Cancelliere, raggiungibile solo attraverso l’abolizione di ogni parametro non solo in materia di politica monetaria, ma anche di politica di bilancio. In pratica, l’Inghilterra torna a puntare l’indice contro il rapporto del 3% deficit-Pil e a invocare la flessibilità necessaria per rispondere alla globalizzazione. Altrimenti? «Altrimenti affonderà», sentenzia Brown.
Messaggi ben poco distensivi in vista del vertice Ue di Londra in programma tra un paio di settimane, che hanno subito scatenato la reazione di Bruxelles. «Tutti sappiamo che la causa della bassa crescita in Europa non è dovuta alla politica monetaria della Bce - ha detto Amalia Torres, portavoce del commissario Joaquim Almunia -. Il problema sta nell’assenza o nell’insufficienza delle riforme, nella scarsa spesa per la ricerca e sviluppo, nell’insufficiente concorrenza in alcuni settori».
Il punto è che la piccata risposta della Commissione Ue finisce per sposare in parte le stesse tesi di Brown. Favorevole ad accelerare il processo di privatizzazioni, ad aumentare i fondi per la R&S e a prendere una decisione di «rottura» sul protezionismo commerciale Ue, «simbolo del fallimento riformatore di lungo termine». Tutti temi centrali che l’Inghilterra cercherà di riproporre con forza durante il prossimo summit londinese. Anche perché il Vecchio continente rappresenta la destinazione finale di metà dell’export britannico.
Quanto alla Bce, il richiamo di Brown al tetto di inflazione arriva in un momento critico, con i rincari petroliferi che si stanno scaricando sui prezzi al consumo. Il board, sottolinea una fonte di Commerzbank, appare però ancora diviso sui tempi dell’intervento con cui i tassi dovrebbero salire oltre il 2%, livello cui sono inchiodati dal giugno 2003. All’orizzonte, come ricorda il Wall Street Journal, si profila del resto la prima stretta globale degli ultimi quindici anni, con Usa, Europa e Giappone impegnati ad alzare il costo del denaro proprio per contrastare le crescenti spinte inflazionistiche.