Londra, quattro kamikaze autori della strage

Gaia Cesare

Dopo la cautela e il riserbo degli investigatori inglesi, ieri è stata la giornata della svolta. Le indagini sugli attentati che giovedì scorso hanno colpito Londra portano alle prime conclusioni e hanno fatto scattare il primo arresto legato alla strage. «È molto probabile che uno dei quattro uomini sospettati sia morto nell’esplosione di Aldgate», ha dichiarato il capo dell’antiterrorismo britannico Peter Clarke. Di fatto - secondo quanto trapela da fonti della polizia citate dai mezzi di informazione - le indagini avrebbero portato a conclusioni ancora più significative. Sarebbero quattro i terroristi morti durante l’attacco alla metropoli inglese, quasi certamente tutti kamikaze. Gli agenti sono risaliti alla loro identità attraverso i documenti ritrovati sul luogo degli attentati. Due di loro avvrebbero già un nome: si tratterebbe di Hasib Hussain, 19 anni, e di Shahzad Tanweer, 22 anni, nato e cresciuto a Leeds, figlio di un commerciante. I resti di quest’ultimo sono stati trovati fra le lamiere del bus 30 di Tavistock Square.
Tre dei primi kamikaze della storia della Gran Bretagna sono arrivati con ogni probabilità proprio dallo Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, giunti da Leeds nella mattina di terrore e sbarcati alla stazione di King’s Cross, come rivela un filmato di una delle telecamere a circuito chiuso della tube. Qui sarebbero stati raggiunti, poco prima delle 8.30, da un quarto uomo, per poi separarsi e raggiungere ognuno i quattro luoghi degli attentati. Tutti avrebbero avuto un passaporto britannico. Una circostanza confermata da Clarke, che non si sbilancia ancora, tuttavia, sulla sorte degli altri tre attentatori: potrebbe trattarsi di kamikaze, ma ci si potrebbe anche trovare di fronte a semplici esecutori materiali della strage, a terroristi che si sono occupati di piazzare l’esplosivo.
Proprio a Leeds, nel West Yorkshire, il luogo di provenienza di almeno tre dei sospetti, ieri la polizia ha condotto una massiccia operazione antiterrorismo. Il blitz è scattato alle prime luci del giorno (erano le 6.30 in Gran Bretagna), ed è stato definito dal capo di Scotland Yard, Ian Blair, «di grande importanza». L’operazione ha avuto ampia visibilità: varie abitazioni sono state perquisite e 500 persone sono state fatte evacuare dall’area passata al setaccio da poliziotti armati e artificieri. Per irrompere in una delle case gli agenti hanno fatto ricorso a un’esplosione controllata, facendo saltare la porta d’ingresso di un’abitazione. Materiale esplosivo sarebbe stato trovato durante il raid, e almeno una persona è stata fermata ed è stata trasferita a Londra per essere interrogata.
Scotland Yard insomma è passata alle azioni visibili, e comincia a far trapelare qualche dettaglio sui propri movimenti e sulle conclusioni delle indagini. L’opera degli agenti è repentina e meticolosa e si allarga a macchia d’olio su tutto il territorio. Nella stazione di Luton, 50 chilometri a nord della capitale, un’auto «sospetta» è stata fatta esplodere con due deflagrazioni controllate, poco dopo che era stata fatta evacuare l’intera area. Il veicolo era imbottito di esplosivo, «rimosso» dalla macchina prima dell’intervento degli artificieri.
Intanto, anche le indagini sull’esplosivo usato per la strage sembrano vicine a una svolta: le bombe, ciascuna di circa 5 chilogrammi, tutte contenute in una borsa - riferisce il Times - sono state probabilmente fabbricate da una sola persona, e si ritiene che l’artificiere possa aver impiegato esplosivo militare proveniente dai Balcani.
L’intelligence e la polizia britannica stanno lavorando senza sosta per garantire giustizia alle vittime dell’orrendo attentato, oltre che per evitare nuovi attacchi terroristici. Per Londra, infatti, il pericolo sembra non sia ancora scongiurato. Un alto dirigente della polizia inglese ha riferito al quotidiano Guardian che la cellula entrata in azione il 7 luglio potrebbe tornare a colpire la capitale inglese. E il capo di Scotland Yard ha confermato: «Un altro attacco è probabile. Quando? Nessuno lo sa».
L’allarme resta alto nella metropoli, mentre procede il delicato lavoro di identificazione dei corpi. Le autorità sarebbero risalite al nome di altre quattro persone uccise nella strage, facendo salire a sei il numero delle persone identificate. Le generalità di due di esse potrebbero tuttavia essere fornite solo oggi.