Londra, stop ai pm per non ostacolare i servizi

Accertamenti su un nordafricano che era a bordo del bus esploso a Tavistock Square

Gaia Cesare

«Cautela» resta la parola d’ordine della polizia britannica a cinque giorni dalla strage. Ma qualcosa trapela. Secondo il Times le bombe degli attentati sono state fabbricate da un’unica persona con esplosivo militare forse proveniente dai Balcani. Lo si dedurrebbe da alcuni componenti simili trovati nei luoghi delle esplosioni.
Anche Scotland Yard ha ieri accennato a «progressi» nelle indagini. Un’affermazione scarna ma che in questi giorni di massima riservatezza fa pensare a nuovi dettagli e indizi acquisiti dagli agenti. Un lavoro che il governo di Tony Blair ha voluto lasciare tutto in mano alla polizia e all’intelligence, evitando di aprire un’inchiesta sugli attentati per non intralciare le ricerche in corso. La Metropolitan Police ha riunito ieri a Londra i rappresentati di polizia e servizi segreti di 28 Paesi, per non tralasciare nessuna pista e studiare eventuali collegamenti con l’estero.
Ma è sul «double decker» numero 30, il bus sventrato a Tavistock Square, a pochi passi dalla più nota Russel Square, che gli investigatori sperano di trovare la chiave di volta delle indagini. Secondo l’Evening Standard - il serale più letto e diffuso della capitale - la telecamera a circuito chiuso a bordo del bus era fuori uso da almeno un mese. Eppure fra le lamiere che hanno inghiottito tredici vite c’è un macabro indizio, una testa mozzata, che potrebbe far pensare all’opera di un kamikaze. Se a innescare l’esplosivo fosse stato un attentatore suicida, la bomba potrebbe essergli esplosa addosso, molto vicina al torso, e averne provocato la decapitazione. Dell’opera di uomo-bomba, tuttavia, non c’è ancora alcuna certezza. Sembra invece - riporta Le Monde - che i terroristi abbiano utilizzato esplosivo «di tipo militare» e - come ha ammesso ieri il capo di Scotland Yard, Ian Blair - «non fabbricato artigianalmente»,
Gli agenti - secondo il quotidiano The Independent - seguono ora con attenzione i legami di un nord-africano, ricoverato in ospedale perché a bordo del bus n.30 e di cui nessun parente o amico si è ancora interessato. Ed è sempre l’Independent a svelare che il controterrorismo britannico ha individuato una trentina di combattenti e simpatizzanti di Al Qaida fra i sospettati per gli attacchi. Le brigate di Abu Hafs al Masri, che hanno rivendicato via Internet la strage, proprio lo scorso 29 maggio avevano lanciato sul web – riferisce El Mundo - un ordine di attacco «a tutte le cellule in Europa e in Irak». Un appello che potrebbe essere stato eseguito alla lettera dai suoi adepti. Intanto anche i servizi speciali polacchi stanno vagliando la posizione di un britannico di origine pakistana che vive a Lublino, nell’Est del Paese. Potrebbe essere coinvolto negli attentati di Londra.
Si smorza, invece, l’attenzione sulle tre persone arrestate domenica all’aeroporto di Heathrow. Ieri è avvenuto il loro rilascio mentre in città la tensione - nonostante le apparenze - resta alta e gli allarmi si susseguono snervanti: la prima allerta a Whitehall, nei pressi delle principali sedi istituzionali britanniche, poi una a King’s Cross, dove giovedì è esplosa una delle 4 bombe, e infine su un tratto dello Strand, il grande viale che da Trafalgar Square arriva a Fleet Street, storica sede dei giornali inglesi.
Intanto il tabloid tedesco Bild ha riferito ieri che il Mossad di Londra, la base inglese del servizio segreto israeliano, sarebbe stato avvertito degli attentati sei minuti prima degli attacchi. Troppo tardi per impedire la strage.