L'operazione Bin Laden svelata a Hollywood? I repubblicani accusano la Casa Bianca

L'accusa viene dall'ala repubblicana. Il presidente Obama sarebbe accusato di avere passato alla regista del film, Kathryn Bigelow, informazioni classificate sull'operazione per migliorare l'immagine dell'amministrazione

WASHINGTON - Quella che ha portato all'uccisione di Osama Bin Laden è stata una delle missioni più classificate nella storia dei servizi segreti statunitensi. Ciò nonostante Kathryn Bigelow realizzerà nel 2012 un film sulla morte del leader di Al Qaida, utilizzando informazione che non dovrebbero essere disponibile al di fuori delle gerarchie militari. Lo denuncia il repubblicano Peter King, che ha chiamato in causa la Sony Pictures Entertainment, che avrebbe avuto accesso agli "intel" classificati. 

L'accusa King, presidente della Commissione Sicurezza Interna, ha chiesto chiarimenti relativi al coinvolgimento della Casa Bianca nella fornitura delle informazioni per la realizzazione del film, chiedendo alla CIA di aprire un'indagine sul caso. L'uccisione del capo della rete terroristica di Al Qaida rappresenta uno dei maggiori successi ottenuti dall'amministrazione Obama, in questo momento in difficoltà per la crisi economica e l'uscita del film, previsto per il 2012, a poco tempo da una possibile rielezione per il presidente statunitense, presenterebbe per King una circostanza non casuale.

La replica della Casa Bianca La Casa Bianca, dal canto suo, ha immediatamente rigettato ogni ipotesi di collusione tra la presidenza degli Stati Uniti e la Sony. "I nostri funzionari fanno del loro meglio per aiutare ogni cittadino che stia realizzando un'opera a carattere storico, ma nel rispetto della legalità e della segretezza delle informazioni". Accuse respinte anche dalla Bigelow, regista del film, che fa presente che il film è in lavorazione da diverso tempo e si basa sul lavoro di ben tre amministrazioni, dalla presidenza Clinton in poi e sulle strategie della CIA e del Dipartimento della Difesa. Ha poi ricordato la necessità di considerare l'uccisione del capo del terrore internazionale come una vittoria non di una parte politica ma di tutto il mondo civile.