Di loro si può fare a meno dei pannolini invece no

Anche solo per il cognome che porto, non posso non amare gli animali. Li amo da sempre, li ho sempre vicini, quando non ci sono ne sento la mancanza. Non lo dico per acquisire meriti, perché amare gli animali non è un merito: è una cosa normale e trovo stupido farne una virtù, usandoli per proprio narcisismo. Premetto che mi piacciono solo per evitare che i pedanti e gli ottusi tirino subito il filo spinato, chiudendomi dalla parte degli antianimalisti. No, stavolta non è di questo che si parla. Si può provare lo stesso?
Personalmente non so dire se l'animale di casa sia un lusso, un genere voluttuario, un capriccio. So però che non è necessario. L'acqua è necessaria, il riscaldamento è necessario, il cibo è necessario, la medicina è necessaria: il barboncino e la tartaruga, no. Ovviamente so benissimo come per certi anziani l'animale rappresenti a tutti gli effetti l'ultima ragione di vita, l'ultimo legame con il pianeta terra, prima che niente abbia più senso e si perda il gusto di insistere: togliere l'animale a queste persone equivale a staccare il sondino. Ma non è di questi casi che bisogna discutere. E comunque: per certi anziani è una presenza fondamentale, l'ultima compagnia, il televisore di casa, per alcuni è necessaria e vitale la partita a scopa giù al bar dell'angolo, per altri la sfida a bocce con il Tista e il Bepi. Perché dunque non detrarre il canone Rai, il quarto di Barbera e la tessera della bocciofila?
In Italia si parte dal presupposto che i pannolini dei neonati non siano una spesa detraibile: questo per precisare l'atmosfera. Allora: davvero possiamo pensare che in clima di crisi siano detraibili le spese per il veterinario? Certo avrebbe un senso per l'anziano metropolitano confinato con il suo micione all'ultimo piano della casa di ringhiera, dov'è povertà e solitudine. Ma pensiamo anche a tutti gli italiani che si riempiono la casa di rottweiler, di iguane, di boa, o che la domenica girano per boschi - beati loro - in groppa al cavallo. Nessuno nega l'intensità del legame, nessuno discute l'utilità psicologica e spiriturale dell'intensa amicizia uomo-bestia, nella quale spesso è persino difficile distinguere chi sia chi. Chiedo soltanto se questa amicizia debba diventare così sacra e solenne, così terribilmente necessaria, da meritare la detraibilità delle relative spese.
Se la riposta è sì, se davvero deve passare questa cosa, anch'essa venduta dai politicamente corretti come «degna di un Paese civile», allora io pretendo di detrarre dalla mia dichiarazione dei redditi le spese per certi libri: non tutti, perché alcuni risultano davvero inutili e superflui. Parlo di quelli che mi hanno cambiato la testa e la vita, molto più necessari del pane e delle medicine. Qualcuno vuole negarmi questo diritto?
La verità è che tutti avrebbero legittimamente qualcosa da chiedere, da cambiare, da recriminare. Servirebbe un fisco flessibile, capace di adattarsi alle singole situazioni e alle singole priorità. Ma questa è chiaramente un'utopia: il fisco è per sua natura un bestione stupido e ottuso, che non sa leggere le sfumature personali. Proprio quelle che rendono ciascuno diverso dall'altro, proprio quelle che danno un senso vero alla vita stessa.