Lotta di classe e resistenza nell’ora di latino

(...) Cioè durante quelle «giornate di “didattica alternativa” che comportano la sospensione delle lezioni» e una serie di attività che lo stesso istituto elenca. Attività per le quali ci sono anche già i «prof» che faranno lezione agli studenti.
Il calendario scolastico è stato riscritto senza troppa fatica. Prima lezione: «Discussione sulla riforma scolastica». A spiegare ai ragazzi cosa cambia saranno «insegnanti» certificati quanto a simpatie politiche, essendo «solo» esponenti dell’«Unione degli studenti medi», una sorta di sindacato degli studenti nato da una costola della Cgil. A seguire? Si parlerà di «alcune problematiche dell’attuale situazione universitaria». Ottimo. E chi ne parlerà? Inviati dell’associazione culturale «Lanterna Rossa», dove in realtà le virgolette le meriterebbe soprattutto l’espressione «associazione culturale», visto che lo stesso sito definisce il gruppo come «studenti e lavoratori per l’internazionalismo di classe». E spiega, per voce degli stessi fondatori, che «soprattutto quello che ci ha accomunato e spinto nel (sic!) portare avanti questa esperienza è la rabbia. Rabbia contro banchieri, padroni, parassiti». Se l’uso casuale delle preposizioni potrebbe indurre i genitori ad augurarsi che gli esponenti di «Lanterna rossa» non abbiano davvero il compito di insegnare materie scolastiche ai loro figli, resta il fatto che una simile «didattica» risulti decisamente troppo «alternativa» rispetto a quello che è il programma scolastico che l’istituto dovrebbe garantire.
Ovviamente il calendario prevede altri appuntamenti di peso, con proiezioni di film e documentari. Immancabile «L’onda», presentata come una pellicola in cui «si narra un inquietante caso di condizionamento politico attuato da un insegnante». Peccato che in realtà il film si ispiri a un fatto realmente accaduto nel 1967, quando negli Stati Uniti un insegnante universitario fece un esperimento per spiegare agli studenti la genesi del nazismo. E per denunciare i rischi di una nuova, possibile esplosione di dittature anche in una società semplice come una classe. I proiettori della scuola irradieranno poi «L’undicesima ora», documentario ambientalista, e «I cento passi», dedicato all’uccisione di Peppino Impastato. In attesa di una spiegazione sul nesso esistente tra questi temi e la materia del contendere che - stando a quanto dicono i contestatori - sembrerebbe essere la riforma dell’istruzione, resta da registrare un’ulteriore lezione. Altrettanto scontata, immancabile e pertinentissima, dal momento che verrà tenuta da un «partigiano dell’Anpi sulla propria esperienza resistenziale».
Questo il piatto forte che sostituirà logaritmi e derivate. Quello che gli studenti del liceo scientifico Lanfranconi potranno portare come programma «alternativo» alla maturità, dimostrando, carte alla mano, che tutta questa attività è stata «autorizzata». Da chi non è dato sapere, visto che il modulo diffuso dalla scuola e da «restituire compilato nelle parti che interessano e firmato», non specifica con certezza il soggetto «autorizzatore». Anche se il fatto che il programma sia stato «dettato agli studenti» e «consegnato a tutti i rappresentanti di classe», non sembrerebbe attribuire ai ragazzi il ruolo di ispiratori dell’iniziativa.
Proprio il dubbio sulla responsabilità di questa autorizzazione è uno dei punti allo studio di un legale, incaricato dalla famiglia di uno studente di verificare la correttezza della situazione. La cosiddetta «didattica alternativa» dovrebbe essere portata a conoscenza dei genitori a inizio anno. Anno che dovrebbe garantire 200 giorni di lezione, senza sospensioni «autorizzate» da qualcuno. A meno che - e questa sembra la chiave di lettura che aggrava però il caso del Lanfranconi - le attività di «didattica alternativa» vengano davvero considerate lezioni a tutti gli effetti. Infatti nel modulo distribuito alle famiglie sono riportate le due opzioni. Chi «non autorizza» il proprio figlio a partecipare a questi eventi deve firmare in uno spazio in cui è specificato che «il presente comunicato sostituisce la giustificazione». Cioè, chi non vuole ascoltare i sindacalisti, i partigiani e le «Lanterne rosse», è considerato assente, quindi da giustificare. Chi invece entra all’istituto pur sapendo di non dover studiare, è come se fosse in classe sui libri di trigonometria e letteratura italiana. La lotta anti-Gelmini è insomma materia di studio. Con tanto di seminari su resistenza, antifascismo improvvisato, ambientalismo catastrofista e master in lotta di classe. «Classe» sociale, chiaro. Non sia mai che qualcuno pensi che al Lanfranconi, da oggi a lunedì, si dica qualcosa di attinente alla scuola.