Lucciola massacrata in casa a coltellate

L’assassino ha chiuso l’ingresso a chiave ed è fuggito scavalcando il balcone e calandosi in cortile

Paola Fucilieri

Sul citofono c’è scritto «Roberta», ma lei si chiama Giovanna. Una madre di famiglia che faceva il mestiere più antico del mondo e che giovedì avrebbe compiuto 46 anni. Stavolta, però, niente compleanno. Ieri mattina, tra le 11 e mezzogiorno, qualcuno l’ha uccisa nell’appartamento di un bel palazzo di via Tonale, a due passi dalla stazione Centrale dove lei, da sei anni, si prostituiva a giorni alterni con una «collega», seguendo orari e abitudini consolidate. Dodici colpi al cuore sferrati con un coltello lungo e sottile, forse da cucina. Poi il cadavere abbandonato tra un cassettone e il letto, vestito di un camicione leggero, sopra un reggiseno di raso e le mutandine. La porta d’ingresso chiusa dall’interno e una via di fuga facile per l’assassino, andatosene dal balcone spalancato che, dall’abitazione al primo piano, si affaccia sul cortile interno.
A scoprire il cadavere di Giovanna Bellosi - che «lavorava» a Milano, ma risiedeva con il marito e la figlia in un appartamento al sesto piano di un palazzo di Segrate - è stato il marito Gianfranco, intorno alle 14.30. L’uomo, un cinquantenne (che sapeva benissimo dell’«attività» della moglie) si è impensierito quando ieri mattina, telefonandole in via Tonale, ha continuato a trovare il telefono dell’appartamento libero, ma muto; il cellulare era spento. Quando ha deciso di andare a controllare, Gianfranco ha trovato la porta d’ingresso dell’appartamento milanese chiusa a chiave. Preoccupatissimo e certo che lei si trovasse proprio lì, è corso a chiedere aiuto. «Qualcuno mi dia una mano - ha detto entrando nel bar sotto casa - credo che mia moglie si sia sentita male in casa». Due uomini lo hanno seguito e, insieme, i tre, sono entrati dalla portafinestra del balcone. In mezzo al sangue (poco) e a un’incredibile confusione (forse anche troppa per non risultare sospetta) c’era il cadavere dilaniato di Giovanna.
Sul posto sono arrivati i carabinieri del nucleo operativo. Che solo una volta tornati in caserma sono riusciti a far ammettere a Gianfranco che la morta non era una «ex prostituta» come, per pudore, lui si era ostinato a dire fino ad allora.
Giovanna Bellosi, madre di una ragazza di vent’anni, esercitava la sua professione in via Tonale dal 1998 e pubblicizzava le sue prestazioni su alcuni quotidiani o periodici sotto la dicitura «massaggiatrice».
«Era una donna bruna, coi capelli sulle spalle, dal comportamento distinto e dall’aria riservata, per niente vistosa - racconta un conoscente che abita in via Tonale -. Arrivava intorno alle 10, finiva verso le 19. I clienti? Una quindicina al giorno, tra i 20 e i 60 anni. Lei, prima di farli entrare, li osservava da una telecamera, attaccata sopra una finestra del palazzo».
Purtroppo l’apparecchio in questione non è a circuito chiuso e non registra nulla. Tuttavia i militari non sembrano lontani dalla soluzione del caso: i tabulati del telefonino e quelli dell’appartamento di via Tonale - con il quale la donna fissava i suoi appuntamenti - sono una traccia importante. Quasi come la testimonianza di una sua «collega».

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