Ludwig 2010 sbaraglia i Pinot Neri

C'è attesa e attesa. C'è quell'aspettare in cui senti dentro il cuore che stai inutilmente sprecando attimi di vita e il cui fastidio si avverte quasi a livello cromosomico. Ed è urticante, come se per colpa dell'aspettare impotenti qualcosa, o qualcuno, l'acido desossiribonucleico si squagliasse e sfilacciasse portando via con sé respiri e occasioni di vita che non potremo più recuperare. C'è poi l'altro aspettare. È l'attesa che culla le riflessioni, che offre opportunità per riappropriarsi di qualcosa e che al contrario riconsegna attimi di vita. C'è attesa e attesa perché mi sono reso conto che la società offre sempre più occasioni di attendere nella prima maniera. Cioè inutilmente. Cioè in coda dietro qualcosa, fermi a causa di qualcuno, innervositi per via di un intoppo. Se un tempo da noi - e anche oggi - l'esempio supremo di questa tipologia d'attesa era il proverbiale ritardo dei treni, ora, in piena epoca digitale, ai binari si sono aggiunti cavi e cablaggi e trasmissioni dati. Ed ecco allora le interminabili attese al telefono, magari dialogando amabilmente con una voce pre-registrata. Ma per fortuna resiste l'altro tipo di attesa. Quella nobile, quella utile, necessaria, che non innervosisce, che rischiamo sempre più di sottovalutare e perdere. Perché è difficile da afferrare, ma è preziosa in quanto, a suon di piccole pause, a fine giornata costituisce una rigenerante riserva di tranquillità. Se ne sta nascosta nella lentezza di un pc di un anno fa, di un telefonino datato e in tutte le piccole pause che accompagnano certe azioni del vivere quotidiano che verrebbero benissimo lo stesso anche se non fossero accelerate da sempre nuove tecnodiavolerie. In più è un'attesa che ci libera dal bisogno di correre a far subito dell'altro. Basta poco, ma è un poco che diventa una scialuppa per raccogliere i pensieri. A volte persino per recuperare saggezza. Non siamo fatti per essere dei missili. Usando un paragone a me caro, è come se adesso avessero dato a tutti delle F1 da guidare. Sono camuffate da telefoni, pc, app, tessere magnetiche, porte automatiche e quant'altro. Ma a 300 all'ora, al primo intoppo, io non saprei frenare. E voi?