L'ultima bordata della sinistra Il Cav non può più tifare il Milan

Media progressisti e sinistra all'attacco. In questo sabato pre elettorale la sinistra teme che i successi del Milan possano spostare i voti degli indecisi e favorire Letizia Moratti. Dai media progressisti alla Diocesi di Milano, dall'Fnsi all'opposizione: tutti in campo per imbavagliare il Cav che non sale sul &quot;carro dei vincitori&quot; ma si limita a festeggiare dagli spalti del Meazza. Vengono così smentiti il <em>Fatto</em> e <em>Repubblica. </em>La partita che si giocherà domani e lunedì è un'altra. E il Cav è fiducioso

Milano - Adesso Silvio Berlusconi non può più nemmeno festeggiare il diciottesimo scudetto della più blasonata squadra del Paese. Dai media progressisti alla Diocesi di Milano, dall'Fnsi all'opposizione sono arrivati pesantissimi diktat contro il presidente del Consiglio a non scendere in piazza insieme ai tifosi rossoneri per portare in giro per il capoluogo lombardo la squadra di Massimiliano Allegri che, dopo cinque anni di vittorie consecutive dei cugini interisti, è riuscito a ricucire sulla maglia lo scudetto tricolore. Ma alla sinistra questo non piace: non riesce a mandare giù che, in questo sabato pre elettorale, Milano si sia colorata di rossonaero. Così Repubblica accusa il Cav di usare la vittoria come un "mega spot" in favore di Letizia Moratti, mentre il Fatto Quotidiano parla di "pubblicità occulta". Insomma, la sinistra avrebbe voluto vietare a Berlusconi di partecipare alla festa per i suoi venticinque anni di presidenza.

Sul "carro dei vincitori" avrebbe desiderato salirci già nel pomeriggio per la festa dello scudetto al Milan, ma Berlusconi ha resistito alla tentazione di sfilare con il "pullman rossonero" per le strade di Milano. Il giorno prima di un voto che lui stesso ha definito di "valenza politica nazionale", il Cavaliere è tornato a Milano per i festeggiamenti della sua squadra al Meazza, quello stadio che più di una volta ha chiesto che gli venga intitolato per "tutti i titoli che ha vinto". Accanto alla figlia Barbara, il Cav ha ammirato uno stadio completamente rossonero in cui campeggiava lo striscione della curva sud "Campioni senza intercettazioni". Forse è soltanto un gesto scaramantico o più probabilmente frutto del consiglio di qualche collaboratore di evitare critiche per una eventuale violazione del periodo di silenzio elettorale, fatto sta che il Cav ha deciso di non raggiungere nel pomeriggio i supporter del Milan in piazza Duomo. Chi lo ha sentito spiega che, se fosse stato per lui, Berlusconi avrebbe voluto azzardare un giro tra la gente in pieno giorno, ma l’insistenza di chi si occupa della sua sicurezza lo avrebbe poi fatto desistere. In quella stessa piazza, d’altronde, al termine di un comizio nel dicembre 2009, fu colpito in pieno volto dal lancio di una statuetta.

D'altra parte già in mattinata la diocesi di Milano ha subito invitato i candidati al silenzio che precede il voto. Il vicario episcopale di "Vita Sociale", monsignor Eros Monti, ha spiegato che "una pausa colma di riflessione e di silenzio è raccomandata ai contendenti in campo". Monsignor Monti ricorda che "c’è un tempo per parlare e un tempo per tacere" e aggiunge che "ci sembra sia giunta, oggi, l’opportunità di sottolineare questo secondo tempo: per tacere". Ancora una volta, insomma, la diocesi guidata dal cardinale Dionigi Tettamanzi non ha perso l'occasione per mettere in guardia la politica. Un avvertimento che non è arrivato a caso in questo sabato pre elettorale: dopo la trasferta con la Roma che gli ha aggiudicato il diciottesimo scudetto, il Milan ha festeggiato tra bandiere rossonere, cori da stadio e applausi. Una festa che ha reso orgoglioso il presidente del club meneghino che dal 20 febbraio 1986 soffre, gioisce e tifa insieme ai suoi giocatori.

Il primo a chiedere a Berlusconi di esultare con moderazione è il Pd che vorrebbe "imbavagliare" il presidente del Consiglio in questo pomeriggio davvero speciale. "Da sostenitore del Milan chiedo a Berlusconi di non trasformare i festeggiamenti del diciottesimo scudetto della squadra rossonera in uno spot che vada a dividere la tifoseria e a violare la giornata di silenzio elettorale", ha spiegato il deputato democratico Dario Ginefra augurandosi che "a questa splendida festa siano invitati tutti i candidati a sindaco del capoluogo lombardo e che gli stessi festeggiamenti servano a ricucire, come sempre lo sport dovrebbe fare, quelle crepe alimentate dalla campagna elettorale di questi giorni".

In realtà, la sinistra teme che i successi di un premier che ha fatto sempre molto per il Paese e, in particolar modo, per lo sport, possano spostare i voti degli indecisi. "E' un megaspot quello che sta organizzando il Cavaliere per tirare il rush finale a Letizia Moratti, un piano che può contare su una 'coincidenza' straordinaria: la festa del Milan a piazza Duomo", aveva scritto Repubblica senza contare che di vera coincidenza si tratta dal momento che non era affatto previsto che il Milan vincesse con tanto preavviso in un campionato in cui l'Inter e il Napoli hanno tallonato i rossoneri sino all'ultimo. "La festa del Diavolo si sarebbe dovuta tenere inizialmente dopo la partita del Milan con il Cagliari a San Siro, ma Berlusconi ha chiesto di anticipare tutto per sfruttare meglio i Tg della sera - accusava il quotidiano di Ezio Mauro - in piazza Duomo verranno allestiti dei megaschermi che celebreranno i 25 anni di Milan berlusconiano". Come se venticinque lunghi anni di successi non contassero nulla e come se non fosse meglio regalare ai tifosi un intero pomeriggio di festa anziché al rientro da Roma.

Anche il Fatto lanciava le stesse accuse annoverandole alla paura della Moratti di non riuscire a superare quel cinquanta per cento che non le consentirebbe di evitare i ballottaggi. "Oggi pomeriggio travestirà il Pdl con magliette rossonere per festeggiare lo scudetto prima a San Siro poi in piazza del Duomo - accusava il quotidiano di Antonio Padellaro - nonostante il silenzio elettorale, il presidente del Consiglio e candidato come capolista al Comune, interverrà ai festeggiamenti ma in veste di presidente del Milan". A fargli eco non potevano certo mancare i dipietristi. "Non è mai stato leale nella sua vita - accusa il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato Felice Belisario - a maggior ragione non lo sarà adesso che vede traballare il suo trono".

In realtà i timori della sinistra sono stati ampiamenti smentiti. Tra i tifosi del Milan girava voce che il premier sarebbe potuto arrivare per un saluto nel pomeriggio in piazza in modo da unirsi alla festa ed arringare il "popolo rossonero". Qualcuno era arrivato ad evocare la "svolta del predellino" in piazza San Babila, a due passi dal duomo, quando a sorpresa Berlusconi annunciò la nascita del Pdl. Così non è stato. La festa c'è stata ed è stato un tripudio di colori e di gioia. La partita che si giocherà domani e lunedì è un'altra. Ma il presidente del Consiglio, ottimista per natura, si dice fiducioso sulla vittoria della Moratti.