L'ultimo omaggio a Jobs: pellegrinaggio alla Apple E poi i funerali "segreti"

Da oltre 24 ore ormai al quartier generale del colosso informatico nella
Silicon Valley, a Cupertino, si assiste alla visita dei fedelissimi della mela. A fine mese la sua biografia

Cupertino - Ora che Steve Jobs se ne è andato chi gli stava vicino lo ricorda ripensando ad aneddoti ed episodi che lo hanno accompagnato nella vita. Così, mentre secondo una fonte, riportata dal Wall Street Journal, i funerali si sono già svolti in forma strettamente privata, la sua biografia comincia ad essere scritta dal ricordo dei suoi amici. Particolari, emozioni, speranze e dolori degli ulti giorni di Jobs. Walter Isaacson, ex direttore editoriale del magazine Time, e autore della biografia autorizzata di Jobs (in vendita dal 24 ottobre)  racconta come il guru di Cupertino, neppure tre settimane prima della morte, sofferente e troppo debole anche solo per salire le scale, gli abbia chiesto di far capire ai suoi figli perché non era stato sempre con loro: "Voglio che i miei figli mi conoscano, non sono stato sempre presente con loro e voglio che sappiano perché e che capiscano cosa ho fatto".

La biografia è composta da una quarantina di interviste con Jobs, condotte nel corso degli ultimi due anni, oltre a centinaia di colloqui con membri della famiglia, amici, nemici, concorrenti e colleghi. "Anche se Jobs ha collaborato molto con questa biografia - spiega la Simon & Schuster, casa editrice che pubblicherà il libro - non ha mai chiesto di controllare cosa era stato scritto, né ha preteso di rileggerla prima della pubblicazione. Non ha posto alcun off-limit. E ha incoraggiato le persone che lo conscevano ad esprimersi sinceramente".

Racconta la sorella di Jobs, Mona Simpson: "La preoccupazione di Steve in queste ultime settimane è stata per le persone che sono dipese da lui. La gente che ha lavorato per lui alla Apple, i suoi figli, sua moglie. Alla fine il tono della sua voce era contrito. Si sentiva malissimo per dover lasciare tutti noi. Il suo pensiero fisso sono stati soprattutto i figli". Ma i suoi ultimi giorni di vita sono anche gli ultimi al timone dell'azienda. L'ultima visita l'aveva fatta poche settimane fa e ai dipendenti aveva dato consigli per migliorare i prodotti. Chi lavora alla Apple raccontano che abbia detto come sempre: "Guai a fermarsi, a non osare".

Era la sua filosofia. "Ma lui - raccontano - ha respinto con garbo le insistenze di chi voleva intrattenersi un pò. Troppo stanco, troppo desideroso di tornare nella sua casa, una modesta e tranquilla abitazione in mattoncini alla periferia di Palo Alto, California. Troppo desideroso di tornare dai suoi cari".

Già quella casa è diventata meta di un continuo pellegrinaggio di persone negli ultimi giorni della sua vita. Solo la moglie lo aiutava a filtrare le visite. In questa storia che stranamente incontra tecnologia e umanità non c'è solo uno scontato "funerale digitale globale". C’è anche la veglia fisica, quella delle persone in carne ed ossa che continuano ad accorrere nei luoghi di Steve Jobs da quando la Apple ha dato l’annuncio della sua morte, nella notte fra mercoledì e giovedì. Da oltre 24 ore ormai al quartier generale del colosso informatico nella Silicon Valley, a Cupertino, si assiste a un pellegrinaggio di fedelissimi della mela. Tutti portano una scritta "iSad", così ricordano Jobs.

"Sapevamo tutti che non stava bene, ma è stato comunque uno shock" afferma uno dei suoi tanti fan. Altri seguaci di Jobs, come i due studenti al Master di Ingegneria Elettronica di Stanford Rakesh Ashanta e Chris Young hanno preferito partecipare alla veglia spontanea notturna davanti alla residenza del patron della Apple a Palo Alto. "Siamo venuti qui semplicemente per rendergli omaggio" spiega il 28enne Ashanta, anch’egli indiano da Hyderabad. Semplicità quella lui amva sopra ogni altra cosa.