Il lungo viaggio nella pittura genovese

Il pezzo forte è il capolavoro della Maddalena penitente del Canova che, realizzata nel 1790, rappresenta un sublime esempio nel quale lo scultore veneto traspose la morbida sensualità pagana, ma con una profonda riflessione sulla fede e sulla spiritualità. Ieri mattina a Palazzo Bianco, in via Garibaldi, è stato presentato il nuovo percorso espositivo del museo genovese che documenta la storia della pittura e della scultura dal Cinquecento al Settecento non soltanto attraverso i più conosciuti maestri della scuola genovese, da Cambiaso a Assereto, Piola, e Ferrari, Magnasco, ma anche attraverso gli artisti forestieri che lavorarono per committenti locali o le cui opere fecero parte delle importanti collezioni delle grandi famiglie genovesi. Il percorso cronologico suddiviso per scuole si apre al primo piano con l'Autoritratto di Luca Cambiaso e prosegue in una prima sala dove sono raccolti sei capolavori dei vari periodi della produzione dell'artista, fra cui la Madonna della candela e a confronto l'imponente cattura di Cristo di Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco. La seconda sala è dedicata alla pittura genovese dal Cinquecento al Seicento con l'opera Madonna con bambino tra San Giovanni Battista e San Giorgio di Giovanni Battista Paggi e Battesimo di Cristo di Luciano Borzone. La terza continua con il primo Seicento focalizzando l'attenzione sul realismo drammatico di Gioacchino Assereto, di cui si può ammirare in sei importanti lavori la straordinaria gestualità delle mani.
Per il tardo Seicento è stata allestita una quarta stanza che mette in risalto la grande produzione dell'opera di casa Piola. Da qui il percorso prosegue con due ultime sale dedicate ai pittori veneti e italiani. Il riordino del secondo piano consente di seguire in maniera più organica lo sviluppo della pittura genovese. Nell'atrio luminoso attrae l'attenzione la meravigliosa Pala di Filippino Lippi datata 1503. Il percorso poi continua sulla sinistra, nella Soggetta, con la pittura genovese del Seicento quasi interamente allestita con opere di Giulio Benso. Dopo questa prima breve introduzione, si trova la stanza dedicata a Bernardo Strozzi con la grande tela di Santa Teresa in gloria, quella della Maddalena penitente, accompagnata da due lavori dell'allievo Giovanni Andrea De Ferrari.