Il lupo è tornato a ululare nei boschi della Liguria

Dagli appennini abruzzesi seguendo le colline fino alle montagne delle Alpi marittime, in Liguria, in Piemonte e in Francia. Sono una decina i lupi avvistati, alcuni anche fotografati intorno a Torriglia, nell'entroterra della nostra regione.
Un evento per i biologi e gli studiosi della fauna, ma anche un allarme per i contadini e gli allevatori che spesso hanno dei danni dal passaggio dei lupi. Per scoprire le ragioni della migrazione nel boschi liguri della Val d'Aveto e del parco dell'Antola, la regione Liguria ha promosso un progetto per tutelare la specie, tutelata dall'Unione europea, con un finanziamento di 55mila euro. I fondi serviranno a realizzare un monitoraggio, ma anche a pagare i danni causati dai lupi agli allevatori per evitare ulteriori inutili stermini dell'animale presente fino agli anni Settanta nell'entroterra ligure.
Capofila dello studio coordinato dalla regione, sono i responsabili dei parchi Aveto e Antola ai quali è stata affidata ieri mattina, con la firma di un protocollo d'intesa in via Fieschi, la gestione operativa del progetto.In base a una direttiva europea, infatti, il lupo è inserito nell'elenco delle specie prioritarie della Liguria che richiedono specifiche misure di salvaguardia.
«Possiamo supporre che ci siano una decina di lupi presenti sul nostro territorio - spiega l'assessore regionale Franco Zunino - tuttavia le attuali conoscenza non permettono di tracciare una mappa esauriente del numero di esemplari. Questa lacuna spiega l'importanza del progetto che la regione intende realizzare, allo scopo di stabilire opportune misure di gestione della presenza del lupo e anche di prevenzione dei danni arrecati alla zootecnia e quindi agli allevatori». Durante l'incontro di ieri Zunino e i responsabili dei parchi hanno spiegato come la Liguria, che mette in connessione gli appennini con le alpi, svolge un'importante funzione di ponte per le popolazioni di lupo appenniniche e alpine e, per questo, fra gli obiettivi del progetto è compresa la collaborazione anche con le altre regioni confinanti, a cominciare dal Piemonte, in piena adesione al protocollo di accordo internazionale per la gestione congiunta della popolazione di lupi transfrontalieri.
Obiettivo dell'indagine ligure sarà stabilire anche un piano di gestione, articolato su due fronti. Il primo riguarda interventi di salvaguardia della specie, individuano corridoi ecologici protetti di conservazione. Il secondo indicherà invece le misure protettive adatte per ogni tipo di allevamento, che vanno dall'installazione di recinzioni elettriche alla presenza di animali da guardia e ricoveri notturni per il bestiame. Un'ulteriore misura di prevenzione dei danni al bestiame riguarda poi la lotta all'abbandono dei cani. I randagi selvatici, infatti, si trasformano frequentemente in predatori letali per gli allevamenti di bestiame.