Macché liguri, siamo tutti italiani

(...) torso largo, lo scheletro dai caratteri robusti, colorito bruno vivo, capelli di un nero brillante e piuttosto ispidi, gli occhi di un bruno rossiccio».
Chi parla di celti e altri popoli nordici, dunque, è meglio che si ricreda: di nordico i liguri avevano soltanto la posizione geografica. E il motivo è presto spiegato: le popolazioni neolitiche che hanno di fatto creato la razza, provenivano dalla costa africana o medio orientale. Ma non fu l’unica invasione. Secondo un’ipotesi dei professori di geofisica William Ryan e Walter Pitman, in un altro periodo l’Europa venne invasa da popolazioni profughe del Mar Nero fuggite dai loro paesi a causa di un enorme diluvio che fece crescere di 170 metri il livello di quello che prima era solo un lago. Avanzando lungo il territorio slavo e scendendo poi dalla pianura padana, per le popolazioni autoctone gli invasori provenivano dal nord. Ma non era da quell’area che in effetti provenivano.
Venendo a tempi relativamente più recenti, le popolazioni liguri erano divise in quattro grandi tribù: salii, taurini, siculi e ambroni. Tribù che si distinsero sempre dai celti e dagli italioti che già allora occupavano altre zone italiane. Ad un certo punto della storia, queste tribù si divisero e occuparono diversi territori. I salii e i taurini, per esempio, si sistemarono nell’attuale Piemonte e sulla costa francese; gli ambroni nell’area lombarda; i siculi prima si trasferirono nella zona umbro-laziale, poi scesero più a sud e occuparono l’isola che da loro prese il nome. Altri siculi, invece, presero la via del nord e si collocarono in quello che oggi è il Trentino-Alto Adige. «Infatti - spiega il professor Del Ponte - ancora oggi si può riscontrare una metafonia, cioè una similitudine di suoni, simile in Liguria, nell’area ladina e in Sicilia. Tanto per fare alcuni esempi, basti pensare alla ligure Lerici e alla siciliana Erice, a Sestri e a Segesta».
Col passare dei secoli, però, ci furono le invasioni barbariche dei popoli celtici, quelli sì, provenienti dal nord. Tuttavia i barbari non riuscirono mai a integrarsi completamente con gli orgogliosi liguri.
Un’altra miscellanea di popoli avvenne nel 180 a.C., al tempo delle guerre puniche. Mentre Genova (che tra l’altro è stata fondata dagli etruschi e non dai romani) si era schierata decisamente dalla parte di Roma, altre città del ponente ligure parteggiavano per Cartagine, città con la quale avevano frequenti scambi commerciali. Ad un certo punto, i generali romani Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tanfilo, vennero in Liguria, fecero terra bruciata di tutti i centri nemici e trasferirono la bellezza di 40 mila famiglie liguri nel Sannio, non lontano da Benevento, dove la nuova comunità crebbe nei secoli.
Da tutto questo se ne deduce che un’identità ligure, nel senso di una popolazione con caratteristiche e tradizioni comuni, esisteva. D’altra parte, però, il tempo e la storia hanno fatto in modo e maniera che questi popoli abbiano di fatto generato culture locali differenti. Chi lo sapeva, infatti, che la mappa genetica del 90 per cento delle popolazioni siciliane è identica a quella ligure e a quella di certi gruppi alto-atesini? La verità, dunque, è che quella che oggi è genericamente conosciuta come «razza italiana» altro non è che un miscuglio di razze che alla base hanno una comune e antichissima origine. Solo certe differenze di costumi, maturate con eventi spesso cruenti e devastanti, hanno creato diversità. Ma se solo si scava nel passato, gratta gratta alla fine ci scopriamo tutti italiani.