La maestra: «Il lutto in classe? Protesta sulla pelle dei bimbi»

La reazione di un’insegnante precaria: «È un trauma inutile. Così si trasmette solo insicurezza e ansia»

«È un errore clamoroso ed è comportamento poco professionale. Qui non si protesta per la salvezza dell’Alitalia che al massimo danneggia gli utenti, quando si parla di scuola ci sono di mezzo i bambini. Che possono venire pesantemente strumentalizzati dai loro insegnanti». Carla Piras è una maestra precaria che è riuscita, straordinariamente, a seguire per cinque anni la stessa classe. Lavora alla «Luigi Cadorna», una scuola elementare milanese dove gli alunni stranieri sono la maggioranza. Come precaria ammette di avere diversi motivi per protestare contro la riforma scolastica e il maestro unico, ma punta i piedi sui metodi. «Il contenuto della rivendicazione è una cosa, la forma della protesta è un'altra».
Dunque, le fasce a lutto, le maestre vestite di nero che hanno sfilato ieri in alcune scuole italiane?
«Allucinante. Ma che tipo di educazione potranno offrire ai bambini le maestre che hanno scelto questo discutibile modo di contrastare la riforma».
Lei non lo farebbe anche se glielo imponesse il sindacato?
«Assolutamente no. Innanzitutto è inutile da un punto di vista pratico. Ma soprattutto ritengo che i bambini vadano tenuti fuori dal bailamme politico degli adulti. È una forma di strumentalizzazione un po’ vigliacca. Mi domando queste maestre cosa spiegheranno agli alunni che chiedono il perché della fascia a lutto sul braccio...».
Ce lo domandiamo anche noi.
«I più piccoli non capirebbero e i più grandi sarebbero semplicemente scossi. È come se un genitore si presentasse a casa e dicesse ai suoi figli di aver perso il lavoro. È un trauma del tutto gratuito. Ai bambini va trasmessa serenità, non angoscia».
Da un punto di vista pedagogico che ripercussioni potrebbero avere certe spiegazioni dell’insegnante?
«Mettiamo che la maestra dica alla classe: il ministro vuole licenziarmi e l’anno venturo non ci sarò più per voi. Ecco, questa frase potrebbe innescare nei bambini una sensazione di insicurezza e di ansia. Insomma, con poche parole, l’anno scolastico di un alunno particolarmente attaccato alla maestra può essere seriamente compromesso».
Addirittura?
«Beh se certi discorsi vengono fatti a un bambino di prima elementare, il minimo è che si spaventi. La maestra deve creare un clima rasserenante con i suoi scolari. Le beghe sindacali vanno tenute fuori dalla classe. Però, il comportamento di queste insegnanti deve far riflettere».
In che senso?
«Sul ruolo del maestro unico. Una persona sola in classe può fare dei disastri».
Che genere di disastri?
«Di tipo psicologico. Se una maestra è coscienziosa può andare tutto bene. Ma se siamo davanti a una persona depressa o caratterialmente difficile può succedere di tutto».
E quindi lei ritiene che due siano meglio di una?
«Due caratteri diversi si compensano. Non confondono i bambini ma li arricchiscono. E poi c’è l’incognita del tempo pieno».
Quello non sarà toccato.
«Ma chi lo gestirà? Ci saranno persone qualificate? Oppure si utilizzeranno delle ragazzine inesperte per riempire le ore pomeridiane? Questi interrogativi ci assillano. E angosciano anche i genitori che chiedono spiegazioni. Il ministro dovrebbe fare chiarezza, al più presto. Per il bene dei bambini».