Mafia e appalti, sarà l'Europa a pronunciarsi sulle norme anti-infiltrazioni

Approda alla Corte di giustizia, su sollecitazione del Cga Sicilia, la legittimità dell'applicazione dei protocolli di legalità nati per scongiurare rischi di inquinamento da parte di imprese legate ai boss

Il caso è specifico, e arriva dalla Sicilia, dalla provincia di Trapani per l'esattezza. Ma le ripercussioni possono essere a tappeto sugli appalti di tutta Italia. La Corte di giustizia europea, su sollecitazione del Cga Sicilia, dovrà infatti pronunciarsi sulla legittimità o meno di applicazione delle norme contenute nel protocollo di legalità siciliano - ma ne esistono analoghi in tutta Italia - nato per fronteggiare il rischio di inquinamento mafioso negli appalti. Nello specifico, i giudici europei dovranno dire se è conforme o meno alla normativa Ue la legge 190 del 2012, che consente alle amministrazioni pubbliche di escludere dagli appalti le imprese che non accettano gli impegni contenuti nei protocolli di legalità. E non solo. Dovranno infatti dire anche se l'emergenza mafia costituisce un motivo sufficiente per derogare rispetto alle normali cause di esclusione.

La vicenda specifica arriva dal Trapanese, e per di più da un sito molto conosciuto, anche a livello europeo: la zona archeologica di Selinunte. Proprio per restaurare alcuni dei templi si era aggiudicata l'appalto l'impresa Edilux, ma l'aggiudiazione è stata revocata per la mancata accettazione degli impegni contenuti nel protocollo di legalità. L'assessorato competente ha poi riaffidato l'appalto a un'altra impresa. E da qui è partito il contenzioso che adesso approda alla Corte di giustizia europea. Il Cga si è quindi rivolto ai giudici europei per chiarire due aspetti. Primo, se la direttiva Ue sugli appalti pubblici consenta alle stazioni appaltanti di prevedere come legittima causa di esclusione la mancata accettazione da parte delle suddette imprese degli impegni contenuti nei "protocolli di legalità"». E poi «se la potestà di esclusione possa essere considerata una deroga al principio della tassatività delle cause di esclusione, giustificata dall'esigenza imperativa di contrastare il fenomeno dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata».