Mafia, maxi blitz a Palermo:36 arresti, scacco alle coscheMire sul centro di Zamparini

Tre maxi operazioni sono scattate all'alba. Fermata la sorella dei Graviano, boss mafiosi di Brancaccio. Nel mirino delle cosche, il nuovo stadio e i centri commerciali

Alle luci dell'alba a Palermo sono scattati i blitz. Tre distinte operazioni, condotte da polizia, carabinieri e fiamme gialle, che hanno portato all'arresto di 36 persone, tra cui Nunzia Graviano, sorella dei boss mafiosi di Brancaccio Filippo e Giuseppe Graviano.

Una vasta operazione antimafia che ha colpito anche i mandamenti mafiosi di Brancaccio, San Lorenzo, Resuttana e Passo di Rigano. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti. Da quello che emerge dalle indagini e dall'operazione condotta dalla Dda di Palermo, nonostante fossero detenuti in regime di carcere duro, i fratelli Graviano continuavano a gestire le attività della cosca di Brancaccio. Probabilmente proprio attraverso la sorella, ora in manette.

Il mandamento mafioso di Brancaccio teneva contatti con la ’ndrangheta calabrese secondo quanto emerge da indagini della Squadra Mobile culminate la scorsa notte nell’operazione "Araba Fenice". È emerso anche da intercettazioni telefoniche e ambientali che i vertici del clan di Brancaccio tessevano una fitta rete di relazioni che comprendeva anche esponenti di spicco della ’ndrangheta calabrese, come pure quelli di altre famiglie mafiose di Palermo.

Gli affari legati alla costruzione del nuovo stadio e del centro commerciale dell’imprenditore Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, erano gli obiettivi di Giulio Caporrimo, il nuovo capo del mandamento mafioso di Tommaso Natale arrestato in una delle tre operazioni antimafia. In conversazioni intercettate dagli investigatori, Francesco Caporrimo, padre del boss che manteneva i collegamenti con il clan quando il figlio era detenuto, lo informava in carcere di alcuni grossi lavori edili che si stavano svolgendo sul territorio di competenza, con particolare riferimento a un centro commerciale i cui lavori erano già iniziati in quel momento storico, nel marzo del 2008, e dell’imminente avvio dei lavori un altro centro commerciale di Zamparini e del nuovo stadio.

E dall'operazione è emerso anche un altro particolare sulle dinamiche organizzative di Cosa Nostra. Infatti, che i cosiddetti scappati, i boss perdenti della guerra di mafia costretti all’esilio negli Usa dai corleonesi di Totò Riina, fossero stati sdoganati, era cosa nota, ma che avessero riacquistato un ruolo di vertice in Cosa nostra è una novità. La circostanza emerge dall’indagine del Ros che ha portato in cella quattro esponenti della cosca di Passo Di Rigano. L’inchiesta ha evidenziato l’operatività dei vertici del mandamento e la loro capacità di relazione con i capi delle altre cosche. I fermati sono Giovanni Bosco, parente dello storico boss ucciso Salvatore Inzerillo, Alfonso Gambino, Ignazio Mannino e Matteo Inzerillo, quest’ultimo incaricato di mantenere i rapporti con altri esponenti del mandamento che incontrava utilizzando mezzi dell’azienda municipalizzata dei trasporti di cui è dipendente.

Tutti e quattro erano presenti all’importante summit mafioso di Villa Pensabene di febbraio scorso, segno dell’importanza del mandamento nel contesto mafioso palermitano. Per partecipare a un summit del genere, dalle indagini è emerso che Matteo Inzerillo, nipote del boss Michelangelo La Barbera, indicato come uomo d'onore della famiglia di Passo di Rigano, lasciava il suo posto di lavoro all'Amat, l'azienda comunale del trasporto locale di Palermo, per incontrare i capimafia nel suo orario di servizio.