Mafia, minacce di morte ad Alfano per il 41 bis

Recapitate
nei giorni scorsi alla sede del dicastero di via Arenula due lettere con minacce di morte al
ministro della Giustizia. Le due missive minatorie conterrebbero riferimenti
all’inasprimento del regime di 41 bis nei confronti degli esponenti della mafia

Roma - Due lettere con minacce di morte al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sono state recapitate nei giorni scorsi alla sede del dicastero di via Arenula. Le due missive minatorie - secondo quanto appreso dall’Ansa da fonti qualificate - conterrebbero riferimenti all’inasprimento del regime di 41 bis (il cosiddetto carcere duro) nei confronti degli esponenti della criminalità organizzata.

Le minacce di morte Una delle due lettere, la più lunga, conterrebbe testualmente quanto detto dal Guardasigilli lo scorso settembre in occasione del convegno del Pdl a Cortina, quando affermò che i boss "stanno al carcere duro e quegli ergastoli noi non li intiepidiremo mai e moriranno là, poveri, perchè abbiamo anche sequestrato loro i beni". Dell’arrivo delle due lettere minatorie è stata già informata l’autorità giudiziaria.

Schifani: "Vogliono colpire la sua determinazione" Il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha espresso "la più profonda e sincera vicinanza e solidarietà" al ministro Alfano, vittima di "gravissime minacce di morte". "Queste intimidazioni - afferma il presidente Schifani - confermano la determinazione e l’impegno del Ministro della Giustizia che, non solo con parole ma con politiche coraggiose, assieme alla Magistratura e alle forze dell’ordine, sta contrastando duramente la mafia, con risultati a tutti evidenti e a sostegno della legalità".

Bonaiuti: "Non ci fermeranno" "Le minacce di morte non serviranno a frenare l’impegno del ministro di Alfano nella lotta alla criminalità organizzata", ha commentato il sottosegretario Paolo Bonaiuti, esprimendo "affettuosa solidarietà all’amico e ministro Alfano per le vili minacce che gli sono state rivolte". "Sono più che convinto - sottolinea Bonaiuti - che non saranno certo le intimidazioni di qualunque genere a frenare il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata".