Le magie dei Globetrotters da Harlem al Mazda Palace

Bambini e ragazzi assisteranno allo spettacolo pagando due euro

Chiara Ennas

Il mito degli Harlem Globe Trotters continua da quasi ottant’anni e dopo ben quindici anni si riconferma in Italia, più precisamente a Genova, Milano, Torino, Bologna e Rimini. L’incredibile quintetto di basket infatti il prossimo 21 giugno arriva al Mazdapalace per rinfrescare la memoria di chi nel lontano 1982 li vide per l’ultima volta e per farsi conoscere dai ragazzi e dai bambini che non hanno ancora avuto la fortuna di vederli e di ammirarli. Quello del 21 giugno «vuole essere uno spettacolo per famiglie», come ha affermato l’assessore allo sport Giorgio Guerello, e di fatto i più piccoli fino ai 15 anni, se accompagnati da un adulto pagante, pagano solo due euro, e soprattutto, se abbastanza vicino al campo, potrebbero essere scelti dai cinque «globe trotters» per disputare una piccola partita con loro. Gli Harlem sono infatti particolarmente legati al loro pubblico, fin dalla loro nascita, come gruppo che si esibiva negli anni ’20 nelle sale da ballo nelle pause dei cantanti, a partire dal «Savoy» di Chicago, quando furono battezzati «Savoy Five». Pochi anni dopo, nel 1930, vinsero il campionato mondiale professionistico organizzato dal Chicago Tribune, l’antesignano in pratica dei tornei Nba. Il loro manager, Abe Saperstein, però si rese ben presto conto del fatto che le persone erano più affascinate dalle loro capacità di «giocolieri del basket» che dall’aspetto agonistico e allora li reinventò come ambasciatori in tutto il mondo per una pallacanestro singolare, di eccezionale livello tecnico, ma scherzosa e mirabolante, basata sulla magia del «ball handling».
La loro caratteristica più visibile è il fatto di essere di colore - di fatto il nome di Harlem globe trotters viene dal nome del quartiere di New York dove la popolazione è pressochè esclusivamente afroamericana -, e di nascere negli anni in cui alle persone non bianche era vietato giocare a pallacanestro e a qualunque altro sport, soprattutto a livello agonistico. Con il passare degli anni si sono succeduti diversi campioni, da Wilt Chamberlein che giocò per tre stagioni nel quintetto, a Earvin «Magic» Johnson, per poi arrivare a Joseph Blair. Dopo la seconda guerra mondiale gli Harlem iniziarono a girare il mondo, non solo gli Stati Uniti e il Canada, e si fecero conoscere in Europa, per la prima volta allo stadio Olimpico di Berlino, davanti a 75 mila spettatori, che andarono in visibilio per Jessie Owens, vincitore in quella stessa struttura nel 1936 di ben tre medaglie d’oro, con grande dispetto di Adolf Hitler. Dopo un periodo di ombra, nel 1990 gli Harlem, ormai diventati effettivamente «globe trotters», ripresero in mano le proprie sorti, grazie a Minnie Jackson, inserendo nel proprio repertorio giocate più spettacolari e dotandosi di una mascotte, «Globie», una delle più applaudite in America.
Per il 2005,anno del loro cinquantaquattresimo tour intorno al mondo, la squadra è capitanata da Curley «Boo» Johnson, uno dei migliori palleggiatori in circolazione, circondato da compagni come Mike Wilson, detto «the jumper», visti i tre metri e 65 che è in grado di saltare. E non ci potrebbe essere squadra migliore per inaugurare un nuovo rapporto con l’Italia, visto come si concluse quello di quindici anni fa, a causa di clusole non rispettate - cosa non indifferente per gli appartenenti allo «show-biz» americano -, dalle più curiose, come l’avere sempre a disposizione bevande «light», o poter mangiare anche all’una di notte in un Burger King, fino a questioni più serie, come la qualità degli impianti. Per Genova, scelta per la bellezza del Mazdapalace, però gli Harlem hanno fatto un’eccezione: non fastfood, ma ristorante, per gustare le prelibatezze gastronomiche, e in più la mattina del giorno dell’esibizione, alle 11, in piazza Caricamento, spettacolo gratuito, con una cinquantina di posti a sedere a disposizione, senza contare naturalmente quelli in piedi. Anche se l’evento è gratuito, non mancano gli ingredienti che fanno delle «partite» degli Harlem un qualcosa di unico: i giocatori firmeranno gli autografi, già dotati di penna, e i fan devono pensare solo a procurare una superficie adatta allo scopo, dopo esser stati coinvolti nell’esibizione.
Si spera quindi che si ripeta anche qui il successo avuto pochi giorni fa a Madrid, dove 12 mila hanno assistito al match degli Harlem, avvenuto pochi minuti dopo i play-off della semifinale per lo scudetto di basket fra il Real Madrid e gli Estudiantes. Vista la grande passione che i genovesi, pur non avendo una squadra cittadina, nutrono per la pallacanestro, i presupposti ci sono tutti.

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