Maglietta della vergogna a Castellammare: "Meglio morto che pentito"

In un negozio stabiese compare la t-shirt con uno dei primi «comandamenti» trasmessi dalla camorra ai nuovi affiliati. Un episodio che fa seguito alle minacce al quotidiano locale Metropolis.

«Meglio morto che pentito». È questa la scritta mutuata dai codici camorristici che campeggia a caratteri cubitali su una t-shirt sistemata in bella mostra nella vetrina di un negozio di piazza Spartaco a Castellammare di Stabia. Una maglietta destinata a far discutere e che fa seguito alle minacce subite dal quotidiano locale Metropolis soltanto sabato scorso da parte di esponenti del clan D'Alessandro, dovute alla pubblicazione della notizia delle nozze in carcere del boss Salvatore Belviso definito «pentito» dal titolo di prima pagina.
Belviso è cugino dei figli del boss storico della città stabiese, Michele D'Alessandro, imputato dell'omicidio del consigliere comunale del Pd, Luigi Tommasino. Minacce che sabato scorso hanno persino raggiunto gli edicolanti di Castellammare, a cui è stato imposto di non vendere il giornale. Oggi, nella vetrina del negozio, la maglietta con la scritta «Meglio morto che pentito». Uno dei primi «comandamenti» che vengono trasmessi ai nuovi affiliati alla camorra e che qualcuno, vista la coincidenza temporale con l'altro episodio, si spinge fino a leggere come una sorta di monito, anche se qualcuno dà per l'oggetto in questione una interpretazione più semplice. Ovvero quella di un cimelio per turisti in cerca di provocazioni e di emozioni forti, qualcosa in grado di stupire o con cui farsi notare. Ma di messaggi di questo tipo, in una città che di omicidi per faide di camorra nei decenni ne ha subiti a decine, davvero non se ne sente il bisogno.
«Sembra una sorta di ulteriore avvertimento alla città e allo stesso quotidiano che ha osato pubblicare notizie sgradite ai clan nonostante gli avvertimenti e le minacce» dichiara il commissario regionale campano dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. «Esporre in pubblico e in pieno giorno questa maglietta - continua Borrelli - secondo noi ha un duplice significato: è un messaggio di forza alla città ma anche una sfida culturale di supremazia della camorra e delle sue regole nei confronti dello Stato. Oggi sembra che sia la criminalità a governare in questa città più che le istituzioni che appaiono deboli e in ritirata. È ora di risvegliare l'orgoglio stabiese contro questo sconcio e far partire una mobilitazione di tutte le persone per bene che non devono tenere la testa abbassata nei confronti dei clan».