Il mago di Treviso che salva le case dagli uragani

È la storia di come gli italiani possano portare l'innovazione persino in casa degli americani. Ed è la storia di un successo ottenuto anche con la forza della caparbietà. Perché è grazie alla caparbietà di Romano Zanchetta, un settantacinquenne con licenza elementare ma anche con tanta esperienza sul modo di rendere impermeabili i tetti degli edifici, che la Polyglass riesce a sfondare nel mercato americano dopo uno scivolone iniziale e a raddoppiare il giro d'affari in soli tre anni. Zanchetta parte da una constatazione abbastanza curiosa: gli americani sono un po' indietro in questa tecnologia mentre gli italiani sono più avanti. Ne è talmente convinto da spedire una quindicina d'anni fa negli Stati Uniti uno dei suoi sette figli per cogliere questa opportunità dopo che già un primo tentativo è finito in un salasso per le casse aziendali. E a forza di insistere trova la strada in discesa con una membrana autoadesiva che protegge le case americane e viene certificata in Florida «a prova di uragano».
Il grande business. Le vendite si impennano a tal punto che la Polyglass sta ora costruendo in Florida, fra Tampa e Orlando, il suo terzo stabilimento americano: salutato «con estremo favore» da Jeb Bush, governatore dello Stato ma anche fratello del presidente degli Stati Uniti, sarà operativo, chiarisce Giovanni Zanchetta, «nella seconda metà del 2007».
Giovanni Zanchetta, quarantunenne originario di Negrisia di Ponte di Piave, provincia di Treviso, incredibile rassomiglianza con Richard Gere e in azienda dal 1987, quindi a 22 anni subito dopo il liceo scientifico e il servizio militare negli alpini, non è il figlio di Romano spedito negli Stati Uniti, quello si chiama Natalino e vive tra la Florida e il Nevada. Giovanni è invece uno dei nipoti, figlio di un fratello di Romano scomparso nel 1996. È quindi il cugino di Natalino. Ma insieme a Natalino, che ha un anno più di lui, quindi 42, rappresenta la seconda generazione degli Zanchetta che da poco occupa i posti di comando. Già, perché solo da pochi mesi è stata ridisegnata l'intera struttura del gruppo ad opera di Pierluigi Ciferni, l'amministratore delegato che da qualche anno ha la gestione operativa della Polyglass. E dal momento che gli Zanchetta sono una tribù e in azienda sono già in sei, è opportuno avere ben chiaro il quadro d'insieme. Alla testa di tutto c'è la holding familiare, divisa in parti uguali tra i due rami della famiglia Zanchetta, quelli rappresentati oggi da Giovanni e Natalino.
Alla holding fanno capo due società, la Polyglass Usa e la Polyglass Europa. La prima, con quartiere generale a Reno, nel Nevada, nata nel 1992, è presieduta da Natalino. Ha due stabilimenti, in Nevada e in Pennsylvania, mentre il terzo è in costruzione in Florida. Ed ha un giro d'affari tutto americano di 75 milioni di euro.
La Polyglass Europa ha la sede a Ponte di Piave, è nata nel 1969, ha Giovanni come presidente, due stabilimenti di cui uno a Bari, due filiali commerciali, in Gran Bretagna e Romania, e un fatturato di 60 milioni di euro di cui il 25% grazie all'export: è la seconda in Italia con una quota di mercato del 12% e tra le prime dieci in Europa. In definitiva, il gruppo Polyglass ha un fatturato consolidato di 135 milioni di euro e 260 dipendenti: 140 in Europa e 120 negli Stati Uniti che diventeranno tra qualche mese 160.
I tre rami della dynasty. In realtà i rami della famiglia Zanchetta non sono solo due. All'inizio sono infatti tre i fratelli Zanchetta: Antonio, oggi ottantunenne; Romano che è del 1932 ed è presidente onorario del gruppo Polyglass; Luigi, 1930, morto a 67 anni. I genitori fanno i mezzadri e anche loro lavorano i campi. Studi? Non più in là delle elementari. Finché nel 1957 Romano, fra i tre il più intraprendente, emigra in Svizzera dove impara le tecniche relative alla costruzione dei tetti. Cinque anni dopo è di nuovo a casa, si specializza ancora di più in quel tipo di lavoro e nel 1966 fonda insieme ai due fratelli la Superasfalti Zanchetta, una piccola impresa artigiana per impermeabilizzare i tetti col bitume e il cartonfeltro. Almeno fino a quando le scoperte di Giulio Natta non permettono di utilizzare un prodotto molto più elastico, il bitume polimero. Ed è un prodotto che può essere anche prefabbricato sotto forma di rotoli di membrane. Rendendo tutto più agevole per gli installatori: sui tetti sono infatti portati questi rotoli che, una volta riscaldati, aderiscono rapidamente al sottofondo. Ed a quel punto anche i fratelli Zanchetta si chiedono perché devono andare a comprare queste membrane bituminose quando possono produrle per conto proprio. Nasce così nel 1969 alle porte di Ponte di Piave la Polyglass. Luigi si occupa della produzione, Antonio cura l'amministrazione, Romano pensa alle vendite. Poi, nel tempo, uno dei tre fratelli, Antonio, preferirà chiamarsi fuori. E resteranno Romano, che ha sette figli, e Luigi che ne ha quattro.
Due brutti scivoloni. Romano ha un po' il chiodo fisso dell'estero. Nel senso che non vuole solo esportare i suoi prodotti, come fanno del resto un po' tutti, lui li vuole anche produrre fuori dall'Italia. Tanto più che i rotoli di membrane, il cui costo di trasporto incide per il 10%, tanto, non sono più competitivi oltre i mille chilometri. Romano ha anche la caparbietà, diciamo pure la cocciutaggine, di continuare a crederci anche quando le prime iniziative vanno male. Ha un brutto scivolone in Germania, ne ha un altro ancora più brutto a Detroit. Ma lui insiste. Anzi, apre nel 1992 un altro stabilimento produttivo in Nevada e manda il figlio Natalino ad occuparsene. Scoprendo che si può fare molto meglio di quello che fanno gli americani. Così, in un Paese in cui la membrana viene applicata sui tetti ricorrendo ancora all'uso della fiamma, cioè scaldandola, la Polyglass sforna a un certo punto una soluzione brevettata che abbatte di colpo i costi di installazione: la membrana autoadesiva. Ecco quindi il secondo stabilimento in Pennsylvania per la produzione di membrane dotate della nuova tecnologia autoadesiva «Adeso» mentre in Europa viene aperto uno stabilimento a Bari con la nascita di Polyglass Sud e viene inaugurata in Romania una seconda filiale commerciale dopo quella varata in Gran Bretagna in joint venture con una società scozzese specializzata nella produzione di elementi in acciaio e alluminio. E il centro di ricerche, situato a Ponte di Piave con una decina di periti chimici, sforna innovazioni poi utilizzate anche negli Stati Uniti: la capacità di resistere ai fenomeni di invecchiamento della matrice bituminosa, la possibilità di fornire tutta la gamma dei prodotti in versione unistagionale evitando agli utilizzatori di dovere fare ricorso a miscele bituminose estive o invernali, l'utilizzo di un film di polietilene in grado di fornire una facile sfiammabilità durante l'applicazione con un risparmio di gas propano del 30-40%.
Il mercato della Florida. Le attività americane pesano comunque sempre sui bilanci della casa madre. Fino a quando almeno non viene affrontato nel 2003 il mercato della Florida. Un mercato molto ricco: situato nella cosiddetta «sun belt», ovvero quella fascia di Stati con clima temperato e gradevole tutto l'anno, è un luogo privilegiato dai pensionati americani che si ritirano in quella zona comprando case e villette. Ebbene, la membrana autoadesiva della Polyglass risulta alla prova dei fatti quella più resistente agli uragani che si abbattono sulla Florida. E quando ottiene dall'apposito ufficio il certificato di essere «a prova di uragano», le vendite s'impennano del 30%. In tre anni il giro d'affari raddoppia. E a quel punto ecco la decisione di costruire uno stabilimento in Florida con un investimento di otto milioni di dollari. Produrrà dieci milioni di metri quadrati di membrane impermeabilizzanti portando la quota dell'intero gruppo a 56 milioni di metri quadrati.
Il futuro? Ora è prevista una crescita importante sul mercato americano mentre si pensa a un consolidamento in Europa: nel senso che verrà fatta qualche acquisizione prima di pensare al Far-East.
Intanto gli Zanchetta della seconda generazione fanno esperienza. Negli Stati Uniti sono già sbarcati due fratelli di Natalino: Lucio, 1969, il quale si occupa di amministrazione, e Gianna che segue il marketing da New York mentre un terzo, Claudio, 1971, lavora nel laboratorio di Ponte di Piave. E a Ponte di Piave c'è anche una sorella di Giovanni, Emanuela, responsabile del personale. Nel frattempo crescono gli Zanchetta terza generazione: sono in diciassette.
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