Il mais ogm è più sicuro ma il governo non lo vuol dire

Il prodotto biotech contiene meno tossine cancerogene

da Roma

Un mais geneticamente modificato (Bt) più sicuro perché contiene meno tossine cancerogene, e pure più produttivo rispetto a quello tradizionale. E una ricerca finanziata con denaro pubblico che lo dimostra ma non è mai stata resa nota. Lo scontro sui prodotti ogm, tra chi li considera pericolosi e dannosi per la salute dell’uomo e chi invece li vede come l’unico futuro possibile per l’agricoltura e per l’alimentazione, si arricchisce di un colpo di scena. L’affondo durissimo che chiama in causa un organismo del ministero dell’Agricoltura arriva dalla Sagri (Salute, agricoltura, ricerca), coordinamento tra ricercatori e molte associazioni a favore del biotech in agricoltura.
La vicenda viene ricostruita da Roberto Defez del Cnr di Napoli. L’Inran, l’Istituto per la nutrizione che dipende dal ministero dell’Agricoltura, nel 2005 commissiona eccezionalmente una sperimentazione su mais ogm al professor Tommaso Maggiore dell’università di Milano. Sperimentazione condotta con dispendio di soldi pubblici: 6,2 milioni di euro. Dalla ricerca, dice Defez, emerge chiaramente che «il mais ogm è più produttivo, perché rende 159 quintali per ettaro rispetto ai 111 del tradizionale, ovvero il 43 per cento in più». E su questo punto il presidente di Futuragra, Duilio Campagnolo, calcola che i coltivatori italiani abbiano perso in 7 anni un miliardo di euro per mancata innovazione. Ma l’aspetto più inquietante rivelato da Defez è che il mais ogm sarebbe più sicuro per la salute di chi mangia perché, dice «contiene meno tossine potenzialmente cancerogene: le fumonisine, che nel mais biotech sono 100 volte inferiori». In pratica, denuncia la Sagri, è il mais tradizionale che in gran parte dovrebbe essere considerato fuorilegge per l’eccessiva presenza di queste tossine. L’Inran smentisce di aver mai occultato risultati e minimizza. «Le ricerche sulla presenza di microtossine nel mais hanno rilevato solo in un caso su 100 una presenza sopra i limiti che comunque era nell’ordine del 20 per cento e non 100 volte superiore», afferma Carlo Cannella, presidente Inran. Pronta la controreplica Sagri che ricorda come la mancata diffusione dei dati da parte dell’Inran sia stata oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata nel giugno scorso.
La vicenda dovrà essere chiarita fino in fondo, anche dal punto di vista della tutela della salute pubblica, perché sarebbe davvero grave se una struttura statale avesse occultato dati utili all’eliminazione di sostanze considerate cancerogene per l’uomo. Certo è che il ministro dell’Agricoltura, Paolo De Castro ha sposato interamente la causa anti ogm promossa dalla «Coalizione ItaliaEuropa liberi da ogm» guidata da Mario Capanna, che ieri ha annunciato di aver raccolto in due mesi tre milioni di firme per dire no ai cibi ogm. Ed è proprio De Castro a promettere che questi no verranno portati «sui tavoli della Commissione europea» per allargare il fronte anti biotech. «Il governo persegue la linea della massima precauzione, strada che tracciamo con convinzione anche a Bruxelles, dove il nostro posizionamento è in linea con quanto i cittadini chiedono a così alta voce», spiega il ministro.
Se a sostenere il no agli ogm ci sono Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori, Associazione italiana per l’agricoltura biologica e altre realtà del mondo agricolo, la gran parte della comunità scientifica in Italia si dichiara a favore e fa notare come sul treno ogm sia già salita tutta l’Europa mentre qui si è rimasti a terra, come denuncia ad esempio Silvio Garattini dell’Istituto Negri. «Non facciamo con gli ogm lo stesso errore compiuto venti anni fa col nucleare. Errore di cui ora ci stiamo pentendo - esorta lo scienziato -. La proibizione degli ogm non è soltanto un attentato alla libertà di ricerca ma anche un regalo alle multinazionali». Contro il proibizionismo si scaglia pure il radicale Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni, che attacca «l’iniziativa demagogica» di Capanna. Per Cappato quella di Capanna è «un’operazione mistificatrice visto che le culture e i prodotti transgenici sono una realtà in tutto il mondo».