Malaticcio e spendaccione Il single perde il suo fascino

Per gli ecologisti sono troppo spreconi, per i medici una classe a rischio

Eleonora Barbieri

da Milano

Le donne, per loro, impazzivano: indipendenti, liberi, imprevedibili. Solitari come le loro poltrone e il loro bicchiere di whisky prima di dormire, la sigaretta a cui rivolgere il primo saluto la mattina, il frigorifero quasi vuoto. Non semplicemente uomini, ma «scapoli»: prede ambite, difficili da conquistare. Uomini che facevano sognare perché la solitudine non era il segno della sfortuna ma, al contrario, la condizione indispensabile per il loro ruolo, il seduttore. Oggi non sono scomparsi, anzi, numericamente sono una classe in ascesa. Ma i single, al maschile, non sono più di moda: il fascino ha abbandonato la loro esistenza, il mistero non è più il loro compagno di vita e di conquiste. Sera dopo sera, anno dopo anno di incontri, notti brave e lacrime sparse alle loro spalle, gli scapoli si sono trasformati in «zitelli» o, come scrive il britannico The Independent, «Bridget Jones» al maschile.
Altro che icone glamour. E, in termini sociali, una mezza sciagura. Uno studio dell’University College di Londra, infatti, ha individuato nei single (maschi) fra i 35 e i 45 anni una nuova categoria, i regretful loner («Rl»), ovvero i solitari addolorati: più un rimpianto che una scelta. Molti sono vittime di relazioni sentimentali finite male, matrimoni falliti, separazioni. Vivono da soli, perché non sono riusciti a sistemarsi, proprio come l’eroina di Helen Fielding, portata sullo schermo da una Renée Zellweger molto in carne che, nelle faccende amorose, non ne imbrocca una. I dati, per la Gran Bretagna, dicono che, ogni anno, sono 150mila in più e, per associazioni ambientaliste e sanitarie, sono un «pericolo» potenziale, perché troppo spendaccioni e trascurati.
Nel nostro Paese (l’ultima rilevazione dell’Istat si riferisce al biennio 2002-2003), le famiglie mononucleari sono 5,6 milioni, pari al 25,4% del totale e all’11,9% della popolazione adulta. E, sotto i 45 anni, i single sono soprattutto uomini: l’8% della categoria, rispetto al 5% delle donne. Il 43,6% degli uomini single è giovane ed è, in gran parte, celibe (60%): quindi, un potenziale serbatoio di «Rl». Finora le italiane si sono limitate all’elogio del single, soprattutto se bello e ricco, come è avvenuto qualche mese fa in occasione di una classifica elaborata dal mensile Luna, che ha premiato i cinquanta «scapoli d’oro» della penisola: fra loro, classici come Matteo Marzotto e gli attori Kim Rossi Stuart e Alessandro Giannini. Tutti affascinanti, nessuno stereotipo da surgelato, birra e pattumiera straripante. Gli inglesi, invece, hanno smontato il quadretto, almeno per quanto riguarda i comuni mortali. Sotto la patina del single (si parla di media ma non, comunque, di spiantati) c’è un’esistenza di consumi esponenziali, assicurazioni più costose, una spesa più cara del 38%, il 42% in più in imballaggi, il doppio di elettricità e il 61% in più di gas. Sono nel mirino degli ambientalisti anche perché, a causa loro, il numero di nuove abitazioni aumenta al ritmo di 200mila all’anno, soltanto nel Sud del Paese. Gli «Rl» sono esigenti, un po’ snob, poco attenti all’ecologia - denunciano gli studiosi - e anche alla propria salute: uno su cinque non si confessa neppure col dottore di fiducia. Come risultato, per gli uomini soli il rischio di malattie cardiache è doppio: un po’ perché hanno paura, un po’ perché non lo dicono a nessuno, diventano una specie di «palla al piede» per il sistema sanitario nazionale. Loro, interpellati, si ribellano, a partire da Nick Hornby, i cui libri hanno ispirato molti film, fra cui About a boy, icona del single britannico (interpretato dal simbolo nazionale del genere, Hugh Grant): «Nessun solitario addolorato, è una scelta, lo stile di vita più semplice, comodo e salutare». Un editore 32enne si è addirittura dichiarato «attento all’ambiente» e «parsimonioso, visto che non ho figli per i quali sperperare le mie finanze». Tanto astio, se non è segno di insofferenza, certo non lo è di senso dell’umorismo. Le «zitelle», le Bridget Jones, almeno l’hanno sempre presa con un po’ d’ironia.