Mandavano i figli a rubare: già liberi i rom

Non convalidato il fermo per quattro degli otto componenti della banda
scoperta a Verona. Il gip: "Nomadi? Nessun pericolo di fuga". Secondo il giudice gli inquirenti avrebbero agito perché "l’argomento è
di attualità&quot;. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=63">Il sondaggio: vivresti vicino a un campo rom? VOTA</a></strong>

Verona - Sono rimasti in cella solo tre notti e ieri mattina il giudice Giorgio Piziali non ha convalidato i fermi effettuati dalla squadra mobile e ordinati dal pubblico ministero Elvira Vitulli. Il tribunale si è pronunciato solo per quattro componenti della banda, quelli fermati a Verona. Secondo il gip, il pm avrebbe agito troppo in fretta, meno di 48 ore, emettendo un provvedimento non necessario perché a parere suo non c’era alcun pericolo di fuga dei rom, nonostante questi spesso entravano e uscivano dal Paese. Una motivazione difficile da condividere considerato che lo status di nomade ha intrinseco il significato di non stanziale. Il gip fa inoltre una pesante considerazione, sottolineando che il provvedimento potrebbe essere stato emesso anche perché l’argomento «rom» di questi giorni è di attualità.

Per due dei fermati, Veselinka Radulovic e Zoro Sulic, ritenuti gli organizzatori dei furti commessi dai bambini, lo stesso giudice ha però emesso ordinanze di custodia cautelare in carcere sulla base di altri elementi raccolti dagli investigatori durante le indagini. Veselinka ha 28 anni, 95 alias e 123 denunce, aspetta un figlio al terzo mese, ha altri due figli e il magistrato ha ritenuto che per lei il posto migliore fosse il carcere per impedirle di continuare a far rubare i figli, in appartamenti o per strada. Secondo il magistrato la donna non avrebbe alcun freno o intenzione di smettere nelle violenze sui ragazzini. Per quanto riguarda le minacce di ritorsioni a sfondo sessuale, secondo il gip il linguaggio era sì forte, ma mai sono seguiti fatti.

Un ulteriore colpo di scena ha visto protagonista, dopo la pronuncia del gip, un’altra delle nomadi fermate che pregustava già la libertà e invece ha dovuto tornare in cella. Stavolta grazie ai carabinieri di San Bonifacio, paese limitrofo a Verona. Vesna Dordevic è tornata nella cella che aveva appena lasciato su disposizione del magistrato. I carabinieri di Zevio, nell’aprile scorso avevano controllato un accampamento di nomadi. In quei camper c’era anche la Dordevic. Venne fotosegnalata e si scoprì che la procura di Firenze aveva emesso a suo carico un provvedimento di dieci mesi e 26 giorni da scontare in carcere. Evidentemente, la rom dalla galera poi era uscita. Ieri gli arresti, ulteriori controlli da parte dei carabinieri, e si scopre che quel residuo pena di Firenze è ancora valido. Non basta: sviluppando altri dei 120 alias che la donna ha dato nel tempo è saltato fuori che ci sono altri dieci mesi da scontare in carcere. Così i militari hanno chiamato il carcere di Montorio e sono stati informati del fatto che la donna in breve sarebbe stata fuori. Una pattuglia s’è subito recata a notificare l’ordinanza e la nomade ha fatto rientro in cella.

Intanto i sei bambini per la prima volta dopo la consegna in istituto hanno mangiato, si sono fatti la doccia e cambiati gli abiti. La speranza è che almeno uno di loro possa essere «recuperato» e dato in affido a una famiglia per cominciare una vita «normale», visto che fino a ieri la normalità è stata quella di rubare.