Manette ai lavavetri. Firenze non è sola: è guerra all’illegalità

Firenze - C’erano solo una quindicina di vu’lavà ieri a presidiare i semafori di Firenze. Quindici immigrati che ignoravano l’ordinanza di Palazzo Vecchio che da un giorno all’altro li ha dichiarati «fuorilegge» e che ieri hanno rimediato le prime denunce penali. Nel primo giorno del provvedimento firmato dall’assessore alla sicurezza Graziano Cioni, lo «sceriffo» come viene chiamato a Firenze, è improvvisamente sparito quell’esercito di romeni, polacchi e rom - almeno una cinquantina secondo una stima approssimativa - che, armati di spugne e secchi per anni hanno regnato incontrastati sulle strade di Firenze.

Il tam-tam tra disperati ha evidentemente funzionato. Agli incroci ieri c’erano solo bottiglie di plastica abbandonate e la soddisfazione di tanti automobilisti in coda.

Da lunedì gli «abusivi del parabrezza», oltre al sequestro degli attrezzi da lavoro, rischiano fino a tre mesi di carcere o un’ammenda fino a 206 euro sulla base della violazione dell’articolo 650 del codice penale che punisce l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Per il sindaco Leonardo Domenici quell’ordinanza che sta scatenando mille polemiche è «una risposta concreta al racket e alle segnalazioni e denunce arrivate, non c’è l’intenzione di colpire le persone in difficoltà che arrivano nel nostro paese o chi chiede l’elemosina»; per l’assessore Cioni è l’unica via per sbarrare la strada alla prepotenza di tanti lavavetri che spesso si sono resi protagonisti di aggressioni verso donne e anziani, ma sono in molti a esprimere perplessità sull’ennesima operazione «tolleranza zero» sbandierata da Cioni dopo il fallimento della guerra dichiarata mille volte ai vu’cumprà che con i loro tappetini continuano a popolare gli scenari più suggestivi della Firenze da cartolina che il mondo ci invidia.

Duran, 22 anni, unico lavavetri reperibile ieri mattina in tutta Firenze, non sembra preoccupato più di tanto del giro di vite dell’amministrazione: «Che farò adesso? Quello che ho sempre fatto nella mia vita. Aspetto. Non ho fretta, non ne ho mai avuta. Adesso devo smettere di lavare i vetri, troverò il modo di far passare il tempo, ma non mollo il mio posto qui». Come dire, tanto la storia di Firenze c’insegna che prima o poi abbasseranno la guardia e allora potrò tornare a fare quello che ho sempre fatto.

Il procuratore capo di Firenze Ubaldo Nannucci parla di scelta opinabile, prendendo una volta di più le distanze da quest’amministrazione mentre il procuratore aggiunto Giuseppe Soresina si pone delle domande sull’effettività della sanzione: «Il provvedimento del Comune è giuridicamente corretto e opportuno - spiega -. Possiamo identificare i lavavetri e denunciarli ma poi siamo costretti a lasciarli andare. Per esperienza personale posso dire che ci sono tanti stranieri che vengono denunciati a piede libero per guida in stato di ebbrezza o per omissione di soccorso che poi ovviamente si rendono irreperibili. È facile prevedere che anche in questo caso le cose andranno così». Un dubbio che è anche di Vanessa Luperi, avvocato d’ufficio dei primi lavavetri denunciati: «Vediamo come sarà applicata la norma e come andrà il processo se mai si terrà. Dubito comunque che i miei assistiti si renderanno reperibili».

Pensa invece alle disastrose condizioni della giustizia anche Lorenzo Zilletti, presidente della Camera penale di Firenze che teme un ulteriore aggravio per le aule del tribunale già sovraccariche di lavoro: «Si deve intervenire penalmente - spiega - se un lavavetri danneggia una vettura o aggredisce un automobilista, ma non perchè sta facendo il lavavetri».