In manette un poliziotto Fabbricava dossier sporchi e li vendeva agli indagati

Reggio Calabria«Guardi dentro cabina telefonica, dietro e sotto al telefono, bustina blu con lettera» e poi un altro sms: «Inizio scale chiesa eremo, palo luce sinistro con x segnata, lettera a terra contro il muro». Promettevano informazioni preziosissime, gli anonimi telefonisti. E sceglievano sempre personaggi al centro di delicate indagini giudiziarie, sui quali pendeva la spada di Damocle di un arresto, di un ergastolo o di una brusca deviazione di un processo in corso. Per le vittime si trattava di un’affannosa caccia al tesoro, alla ricerca dell’aggancio con i misteriosi messaggeri, che avevano le informazioni in anteprima falsificavano atti e ordini di arresto. Il regista era un poliziotto che bazzicava gli uffici giudiziari di Reggio Calabria in qualità di addetto alle scorte. E che nel suo ufficio alla squadra mobile aveva il ben attrezzato archivio che gli serviva per agire indisturbato nella sua opera a delinquere con la complicità dell’amico e della moglie. Tutti e tre sono stati arrestati ieri mattina dai carabinieri, con la collaborazione della questura. In manette sono finiti il poliziotto in servizio alla questura di Reggio Calabria, Antonino Consolato Franco di 51 anni (nella foto), e il suo amico Angelo Belgio di 40 anni. Mentre la moglie dell’agente infedele, Rosa Bruzzese di 42 anni, è ai domiciliari.
Tra le persone contattate con l’obbiettivo di estorcere denaro, l’ex dirigente del Comune di Reggio Calabria Orsola Fallara, poi suicidadasi; il padre di Gianluca Congiusta, il 25enne commerciante di Locri ucciso per essersi ribellato al pizzo; e i familiari di Alessandro e Giuseppe Marcianò, condannati in primo e secondo grado all’ergastolo per l’omicidio di Franco Fortugno, il vice presidente della Regione Calabria ucciso nel 2005. La banda usava sempre lo stesso modus operandi che alla fine li ha portati nella rete degli investigatori.