Manovra, l'Anm smentisce Di Pietro "Non ci sono norme ad personam"

Nella discussione sulla manovra, l'Idv torna ad attaccare le norme sulla giustizia inserite nel pacchetto economico: "Criminali, è vergognoso mettere norme tossiche sulla giustizia". Ma a smentire Di Pietro scende in campo l'Anm: "Disposizioni che vanno verso l’efficienza del processo"

Roma - Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non aveva fatto ancora in tempo a presentare la bozza della manovra che il leader Idv Antonio Di Pietro si era scagliato contro il governo dandogli del criminale. L'ex pm si era stracciato le vesti e aveva parlato di "vergognoso inserimento di norme tossiche sulla giustizia". Ma a smentire Di Pietro, che ha subito smesso i panni da moderato per saltare alla giugulare del Cavaliere e accusarlo delle peggiori nefandezze, è stato proprio il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara parlando con i giornalisti in Senato dopo l’audizione in commissione giustizia sul processo breve.

"Che c'azzecca?". Lo sguardo stupito, il piglio di chi la sa più lunga di tutti e il solito fare accusatorio. Di Pietro a Tremonti: "Che c'azzecca il processo breve con la manovra economica?". Come se il risparmio - sempre più necessario nelle voragini dei tribunali italiani - non rientrasse nel vocabolario dell'ex pm di Mani Pulite. "Usare la manovra come cavallo di Troia per introdurre il processo breve, o norme simili, sarebbe l’ennesimo schiaffo ai cittadini e alle istituzioni - aveva rincarato il senatore Felice Belisario - se il Governo ha intenzione di ricorrere alle solite furbate per tentare di garantire l’impunità a Berlusconi, perfino quando si occupa di finanza pubblica, sappia che ci opporremo con ogni mezzo". Anche il verde Angelo Bonelli si era buttato nella mischia accusando il titolare dell'Economia di "sciacallaggio".  

In realtà, nella bozza della manovra vengono riproposte quelle norme che garantiscono il risarcimento da irragionevole durata dei procedimenti, sia penali che civili (due anni in primo grado, due anni in appello e due anni in Cassazione, "nonchè un altro anno per ogni successivo grado di giudizio nel caso di giudizio di rinvio"). Il processo penale si considera iniziato dalla data di assunzione della qualità di imputato, cioè dalla richiesta di rinvio a giudizio. Definite anche le procedure per l’istanza di equo indennizzo pagato dallo Stato: per ciascun euro di ritardo è liquidato un indennizzo di euro 2,50 che può essere ridotto fino a due euro o elevato fino a tre. Non solo: nella bozza si interviene su due articoli del codice di procedura penale relativi all’efficacia del decreto di irreperibilità e dell’identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini. In particolare, il giudice potrà disporre, anche di ufficio, che "sia rinnovato l’avviso dell’udienza preliminare quando è provato o appaia probabile che l’imputato non presente all’udienza non ne abbia avuto effettiva conoscenza, sempre che il fatto non sia dovuto a sua colpa e fuori dei casi di notificazione mediante consegna al difensore".

L'intento è quello di garantire la giusta durata del processo a tutti i cittadini. Un diritto che è stato subito stracciato dai dipietristi. Ma a smentirli, questa volta, ci ha pensato l'Anm. Non è negativo il giudizio del sindacato delle toghe sulla manovra economica perché nella parte che riguarda la giustizia "non ci sono norme ad personam" ma disposizioni che "vanno verso l’efficienza del processo". Per Palamara, per esempio, la sospensione del processo verso gli irreperibili e la scelta di pubblicare le sentenze sul sito internet del ministero della Giustizia "sono interventi che noi stessi abbiamo indicato per migliorare il sistema". Non solo. Promossa anche la scelta di impedire "la lievitazione delle cause previdenziali". Tra le "ombre" della manovra, secondo l’Anm, "le disposizioni penalizzanti per il personale amministrativo, il pubblico impiego e gli stipendi" ma anche questo, conviene Palamara "fa parte del discorso sulla congiuntura economica".