Marcegaglia dura: «La pazienza è finita Il governo lavori»

«Il governo deve andare avanti, deve governare, ma sappia che tutto il mondo delle imprese e i cittadini stanno esaurendo la pazienza». Ha parlato ieri da Genova rivolta ai suoi colleghi imprenditori, Emma Marcegaglia. Ma a tutta evidenza è parsa averlo fatto affinché fossero Silvio Berlusconi e la sua squadra a intendere. Non a caso, è stato proprio dalle stesse parole pronunciate dal presidente del Consiglio soltanto poche ore prima in un messaggio ai Promotori della Libertà, che il numero uno di Confindustria è andata a prenderne in prestito alcune, proprio le più amareggiate circa l’immagine che sta dando di sé la politica. Ovvero, aveva detto il premier, «un disastro molto peggio del teatrino di sempre, del teatrino delle chiacchiere, degli insulti, delle falsità».
È sembrata di conseguenza quasi un’eco, la frase riecheggiata nella sala del convegno svoltosi nel capoluogo ligure. «Il teatrino della politica di cui parla lo stesso Berlusconi è necessario che finisca», ha ribadito il concetto la presidente degli industriali italiani. Aggiungendo di suo, senza equivocabili giri di parole, che «siamo entrati in un cono d’ombra della politica, in una nebbia che sembra sempre più fitta». Sottolineando poi come la priorità di chi governa deve essere l’impegno sul fronte della crisi, accantonando gli scontri basati sui personalismi, Marcegaglia ha dapprima scandito quel suo perentorio invito al governo ad «andare avanti». E ha poi indicato la strada da seguire. «Bisogna fare subito, senza tentennamenti - ha detto -. Il governo ascolti l’Italia che c’è qui, ma anche fuori, fatta di tanta gente che con grande senso di responsabilità, fra mille problemi, continua a fare il proprio mestiere con determinazione».
Invito che ha provocato l’immediata replica del ministro delle Riforme, Umberto Bossi. «È facile parlare in questo che è un Paese dove molti parlano e pochi sanno cosa fare: questo governo ha dimostrato di saper fare ed è quindi già qualcosa in mezzo a tanti parlatori», le ha mandato a dire il Senatùr dalla Valcuvia, dove stava inaugurando una sede della Lega Nord. Concetto ribadito anche dal capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, secondo il quale «il taglio polemico dato dal presidente della Confindustria alle sue dichiarazioni è contraddetto dai comportamenti reali del governo».
Continuando comunque a mantenere alta la cifra politica del suo intervento, la presidente di Confindustria si era anche riferita all’imminente voto del 29 settembre in Parlamento e ai cinque punti sui quali Silvio Berlusconi ha messo in gioco la fiducia nei confronti suoi e della sua squadra, facendo voti da parte sua affinché in quell’occasione si possa ritrovare «una compattezza di Governo». Non solo. La Marcegaglia ha chiesto che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, vada avanti con un programma di sviluppo, come del resto ci domanda anche l’Europa dal momento che «il Paese ha problemi di crescita, di occupazione e bisogna tornare a crescere. È molto chiaro quello che bisogna fare, ma bisogna farlo», ha sottolineato la Marcegaglia fornendo anche alcune cifre per dare la misura di questo gap. «Se l’Italia avesse avuto una crescita come quella dell’Eurozona negli ultimi 16 anni, a fine 2008 ogni italiano sarebbe stato più ricco di 1.700 euro». Facendo invece il confronto con i Paesi del G7, saremmo «più ricchi di 2.100 euro, mentre crescendo meno degli altri abbiamo perso in 16 anni la bellezza di 540 miliardi di Pil sull’Euroarea e di 720 miliardi rispetto al G7. Signori, lo voglio ripetere - ha insistito -, cumulativamente si tratta di 9mila euro in meno per ogni italiano relativamente ai Paesi dell’euro e di 12mila rispetto a quelli del G7».
Il numero uno di viale dell’Astronomia ha infine auspicato che con la legge di stabilità e bilancio non venga allentata quella linea del rigore portata finora avanti dallo stesso Tremonti sul fronte della tenuta dei conti pubblici. «È importante che le misure non si traducano in uno sforamento, bisogna mantenere una posizione di rigore», ha precisato.