Marcegaglia: "Insieme per rilanciare il Paese" Berlusconi: sintonia

La leader di Confindustria invita il nuovo governo a fare le riforme necessarie al
rilancio: "Bisogna costruire un nuovo
sviluppo&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=263504">Il plauso del premier</a></strong>: &quot;Maggioranza forte per far ripartire il Paese&quot;

Roma - "La malattia dell'Italia si chiama crescita zero". Nel discorso di investitura, il numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia invita il nuovo governo a fare le riforme necessarie per rilanciare il Paese. E avverte: "Siamo pronti a collaborare". Poi, guardando alle parti sociali, chiede la chiusura degli accordi sui contratti "entro settembre".

Il primato della politica Non è, però, alle parti sociali che la Marcegaglia guarda per rilanciare il Paese. Quello che il numero uno di Confindustria cerca è una "collaborazione" con il nuovo governo: liberalizzazioni (nazionali e locali), federalismo fiscale, detassazione fiscale, revisione del sistema previdenziale e snellimento della pubblica amministrazione. "Noi riconosciamo il primato della politica - avverte - la politica deve meritarlo e giustificarlo con i risultati". Secondo la leader degli industriali "gli elettori hanno fortemente penalizzato, fino ad escluderle dal Parlamento, quelle forze portatrici di una cultura antindustriale". Per la prima volta, prosegue, "tutte le formazioni politiche presenti nelle due Camere condividono i valori del mercato e dell’impresa. Stiamo assistendo a una significativa semplificazione del sistema politico". Dicendosi "malgrado tutto, ottimista", il leader degli industriali rileva come "nella coscienza collettiva si stia esaurendo quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni". Oggi, in sostanza, "si fa strada la consapevolezza che la crescita economica è il vero bene comune".

Una sfida per l'Italia E', infatti, con ottimismo che il presidente di Confindustria guarda alla "grande sfida" che l’Italia si trova davanti per lasciarsi alle spalle la logica del declino e ritrovare la strada della crescita, dopo essere stata "bloccata" da troppo tempo. È, infatti, un messaggio forte all’insegna della fiducia, quello che Marcegaglia lancia dal palco dell’assemblea di Confidnustria. "Solo le passioni, le grandi passioni, possono innalzare lo sprito a grandi cose", dice Marcegaglia citando il grande illuminista francese Diderot. "Ci muove - assicura - una straordinaria passione per l’Italia. Per questo sono ottimista. Sono sicura che non sprecheremo questa occasione". "Da troppo tempo l’Italia è bloccata: non riesce ad assicurare condizioni adeguate di benessere ai suoi cittadini e prospettive di miglioramento ai suoi figli. Viviamo in un tempo - sottolinea Marcegaglia - in cui il rischio più grande è quello di pensare solo a noi stessi, ai nostri più diretti interessi, ciascuno alla propria generazione, alla stretta quotidianità". Ma, ora, incalza il leader degli industriali, "abbiamo il dovere di dare risposte ai problemi di oggi e di immaginare uno storia per il futuro". E per questo il Paese può sempre far conto su quella sua grande risorsa che è "lo spirito italiano" che sempre riesce a tirare fuori quando si trova di fronte alle grandi emergenze.

Tasse ancora troppo alte Alleggerire la pressione fiscale che grava sulle imprese e avanti sulla strada del federalismo fiscale. Nonostante la riduzione delle aliquote varata dall’ultima finanziaria, il prelievo effettivo sugli utili di impresa resta in Italia il più alto d’Europa e questo "è un chiaro invito a non investire da noi". La Marcegaglia chiede "altri passi" verso la riduzione di Ires e Irap "guardando alla pressione effettiva e non a quella nominale" e sollecita un "nuovo rapporto di fiducia tra fisco e imprese". "Per l’Irap - spiega la leader degli industriali - è auspicabile una progressiva deducibilità e va drasticamente ridimensionata la componente costo del lavoro, una sorta di tassa sugli occupati. Tutto dovrà avvenire in un quadro di equilibrio delle finanze pubbliche e di riduzione del debito, basandosi sui tagli alla spesa".

Federalismo virtuoso e tagli alla spesa Il federalismo fiscale deve accompagnarsi a un taglio della spesa in modo da "costituire un’assunzione di responsabilità". "Deve essere - ha aggiunto la Marcegaglia - l’occasione per rivedere la distribuzione delle competenze a cui vanno commisurate le fonti di entrata". Per la leader degli industriali "uno Stato più efficiente passa anche attraverso un progetto di federalismo che dia ad aree omogenee capacità di azione per filtrare e affrontare le sfide della globalizzazione". "Il progetto federalista - ha osservato la numero uno degli industriali - è a metà del guado. Così come è non funziona. Negli anni Duemila, quando sono state iniettate dosi più consistenti di decentramento, le spese correnti delle amministrazioni locali sono esplose". In particolare il presidente di Confindustria ha ricordato che la spesa sanitaria è salita di oltre il cinquanta per cento e non è stato possibile porre "alcun freno alle spese delle amministrazioni centrali. Un percorso insostenibile". È invece possibile, ha evidenziato Marcegaglia, "un federalismo virtuoso, come ci insegnano molti Paesi europei" perché il decentramento delle imposte "funziona se c’è la piena percezione dei cittadini di destinare una parte del loro reddito agli enti locali". Si innesca così il circuito positivo del "pago-controllo-esigo".

Contratti, accordo entro settembre L’accordo sulla revisione del modello contrattuale deve essere raggiunto entro pochi mesi, entro settembre. La Marcegaglia ha esortato i sindacati a "raggiungere un’intesa entro pochi mesi": "È alla nostra portata se ci riusciremo scriveremo una pagina importante nella storia delle relazioni industriali e libereremo energie in favore dello sviluppo". Da qui l'invito lanciato alle parti sociali di "chiudere la lunga stagione di antagonismo" al fine di "pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali". Allo stesso modo, ricordando Girolamo Di Maio, l'operaio che ha perso la vita nello stabilimento di Casalmaggiore (Cremona) due giorni fa, la Marcegaglia invita a rivedere i provvedimenti presi dal precedente esecutivo sulla sicurezza sul lavoro.

Riformare il sistema previdenziale Tra le riforme necessarie la Marcegaglia annovera anche la revisione del sistema previdenziale al fine di "agganciare l’età delle pensione all’aumento della speranza di vita". Si tratta di un breve passaggio, quanto basta per mettere in chiaro la posizione degli industriali sul nodo pensioni: "L’età della pensione andrebbe indicizzata all’aumento della speranza di vita". Per la Marcegaglia, "il welfare italiano è particolarmente inefficiente ed iniquo". Quasi il 60% della spesa sociale serve a coprire dal rischio di vecchiaia perché l’età media dei pensionati è bassa e il pensionamento avviene tre anni prima che nella media dell’Ocse. Dati alla mano, la leader degli industriali ricorda che "negli Stati Uniti la pensione viene erogata per dodici anni, in Danimarca per undici anni, in Svezia per tredici, in Italia per diciassette". Lo squilibrio della spesa sociale a favore delle pensioni condanna infatti l’italia a destinare appena il 2% della spesa sociale al sostegno al reddito di chi ha perso il posto di lavoro, un terzo della media europea.

Aiuti alla famiglia La Marcegaglia si rammarica che l'Italia non è un Paese per giovani: "Scarsi sono gli aiuti alla famiglia e ciò si riflette nella bassa natalità. Solo il 12% della spesa sociale va al 20% più povero della popolazione". Parlando delle politiche a favore dei giovani, la Marcegaglia ha citato il romanzo di McCarthy da cui è stato tratto il film premio oscar Non è un paese per vecchi. "Se guardo all’Italia - ha detto la marcegaglia - devo dire con rammarico che non è un paese per giovani. Da troppi anni sono state adottate scelte e politiche contrarie all’interesse delle nuove generazioni". Il presidente di Confindustria propone quindi "una società aperta, che premi e promuova il merito, dove siano date a tutti uguali opportunità di partenza e dove l’anzianità di carriera non sia il principale criterio di remunerazione delle capacità". E ai giovani dice: "Guardate alla competizione e al merito come valori positivi, pretendeteli nelle scuole e nelle università, non fatevi sedurre dai cattivi maestri dell’egualitarismo al ribasso che toglie opportunità a chi ha talento, a chi si vuole impegnare e vuole farsi valere".

I fannulloni sono uno scandalo Licenziare i fannulloni, mettere fine a quello "scandalo nazionale" che l’assenteismo nel pubblico impiego. Da qui l'importanza di una "grande ristrutturazione" nella pubblica amministrazione che spazzi via quell'assenteismo che è "uno scandalo nazionale". "Non accettiamo un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronti dei lavoratori onesti, pubblici e privati", continua la Marcegaglia augurandosi che alla proposta di licenziare i fannulloni "seguano i fatti", altrimenti si tratterà dell’ennesima "sconfitta di tutti coloro che, nel privato come nel pubblico, lavorano con serietà". Ma il pubblico impiego e la pubblica amministrazione hanno soprattutto bisogno di una rivoluzione copernicana, che veda, peraltro, la politica fare un passo indietro. "Servono uno Stato leggero e rigoroso, una pubblica amministrazione che funzioni, vicina ai cittadini e alle imprese, inflessibile contro chi non rispetta le regole e danneggia la comunità. Ci sono molte eccellenze anche all’intero della macchina pubblica. Ma si tratta di generosità individuali e di professionalità isolate".

Investire nel nucleare "E' tempo di tornare a investire nell’energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso più di vent’anni di decisioni emotive e poco meditate", rileva aggiungendo che ciò "ha accresciuto la nostra insicurezza e la dipendenza dall’estero, ha sottratto altre risorse alla crescita, ha gonfiato le bollette elettriche di famiglie e imprese". Più in generale, il leader degli industriali mette l’accento sulle carenze del Paese in campo energetico. "L’industria italiana già oggi ha buoni livelli di efficienza energetica. Occorre invece che il Paese nel suo insieme migliori i propri standard. Su questa sfida vogliamo giocare un ruolo importante".