Marco Buticchi, «bagnino» da un milione di copie

Dal 1997 Marco Buticchi è l’autore d’avventura più letto in Italia, avendo venduto oltre un milione di copie dei suoi libri, tutti pubblicati da Longanesi. La sua avventura di scrittore è iniziata nel 1991 con gli autoprodotti e autodistribuiti Il cuore del profeta e L’ordine irreversibile, banchi di prova in cui ha dimostrato la sua attitudine narrativa, prima di venire scoperto nel 1995 da Mario Spagnol che gli fece firmare il contratto per Le pietre di luna e decise di lanciarlo nella collana dei «Maestri dell’Avventura» Longanesi, unico italiano accanto a colossi come Wilbur Smith e Clive Cussler. Il libro vendette 250mila copie e poi seguirono Menorah (1998), Profezia (2000), La nave d’oro (2003), L’anello dei re (2005), Il vento dei demoni (2007), Il respiro del deserto (2009) e La voce del destino (2011).
«Sono cresciuto - ci confessa Buticchi - a surrogato di cioccolata e romanzi d’avventura. Ne divoravo quasi uno al giorno. Con la stessa voracità, diventato grande, mi sono perso nella pagine di Harold Robbins, Wilbur Smith, Conrad, O’Brian, Bagley, Cussler. E ancora oggi mi sembra un sogno che alcuni di questi mostri sacri siano miei compagni di collana editoriale e miei amici...».
Le ossa vere lo scrittore spezzino confessa di essersele fatte svolgendo per molti anni il mestiere di trader petrolifero, professione che lo ha preparato alle evenienze impreviste, anche alle più difficili. «Molti dei Paesi produttori che ho visitato - spiega - erano in equilibrio precario, per non dire in guerra. Quindi ho aperto gli occhi su mondi da noi lontani. Ma per descriverli in un romanzo non è sufficiente averli visitati, bisogna studiarli. Faccio un esempio banale: se un mio personaggio sta fuggendo lungo la quinta strada e svolta alla seconda a destra appena passato Central Park, posso aver frequentato a lungo New York, ma difficilmente ricorderò il nome della 57ª West in cui prosegue l’inseguimento...».
Nulla però sembra esser stato programmato, nella carriera di autore di Buticchi. «Quando ho scritto i miei primi due romanzi io e mia moglie li consegnavamo personalmente in libreria. Riempivamo il bagagliaio di volumi e partivamo nei momenti liberi dal nostro lavoro. Non nego che entravo nelle librerie con un certo imbarazzo, ma riuscivo sempre a “piazzare” qualche copia dei mie romanzi home made... in conto deposito, s’intende». D’altra parte, il maestro dell’avventura made in Italy non ha mai negato che le sue storie devono molto all’immaginario di Emilio Salgari («ho ancora i segni dei suoi libri praticamente ovunque nella mente»).
Buticchi ha creato due personaggi singolari, diventati subito beniamini dei suoi lettori: la studiosa Sara Terracini e l’ex agente del Mossad israeliano Oswald Breil. «Cercavo un eroe più umano del classico agente segreto invincibile. Mentre mi scervellavo per trovare le sue caratteristiche mi si sono accese, è proprio il caso di dirlo, una serie di lampadine: quando ero piccolo e abitavo a Milano, in piazza del Duomo c’era un gigantesco cartellone pubblicitario fatto con lampadine multicolori intermittenti. Reclamizzava un lucido da scarpe e c’era un omino, fatto di lampadine, che si toglieva il cappello. Visto dalla piazza l’omino sembrava un nano. E allora ecco il mio eroe. Il lucido da scarpe si chiamava Brill... Per modellare Sara Terracini pensavo invece a una bellezza mediterranea, mora, alta, sensuale... Una protagonista che somigliasse a Maria Grazia Cucinotta...».
La formula vincente delle storie di Marco Buticchi consiste nell’esplorare ogni volta un grande mistero della storia. Al centro del recente La voce del destino (Longanesi, pagg. 651, euro 19) c’è quello legato alla mitica Lancia di Longino che «la leggenda sostiene fosse in grado di regalare immortalità e invincibilità al suo possessore. Si dice che Hitler procedette all’annessione dell’Austria proprio per impossessarsene. E si dice che gli Alleati avessero come priorità il ritrovare la Lancia nascosta dai nazisti a Norimberga. Nello stesso istante in cui il generale americano Patton ne entrò in possesso, Hitler si suicidò nel bunker di Berlino. C’è chi dice che quella ritrovata dagli Alleati altro non fosse che una copia dell’originale. Ma se quella era una copia, anche il suicida del bunker poteva essere un sosia di Hitler...».
Nella pausa fra un romanzo e l’altro Buticchi ama ritirarsi fra le spiagge dello Stabilimento Balnerare Lido di Lerici, dove si diletta a svolgere ancora il ruolo di bagnino. «Una volta - racconta - mi sono avvicinato a una cliente che stava leggendo un mio romanzo sulla battigia e le ho detto: “Signora, se vuole glielo firmo”. La donna guardò la maglietta rossa con la scritta “Salvataggio” e, pensando a un bagnino screanzato, mi rispose acida: “L’ha già firmato l’autore a mio marito”. Poi guardò la foto e si accorse che l’autore ero io...».