Mariena SICA e Anna M. BOTTICELLI

Sono le due ragazze che nel 1998 hanno ucciso l'amica Nadia Roccia, apparentemente senza una vera ragione

Sono le due ragazze che nel 1998 hanno ucciso Nadia Roccia, la giovane ragazza di Castelluccio di Sauri (FG), apparentemente senza una vera ragione. Forse per gelosia, scrissero i giornali, forse per rivalità, o per emulare scene di erotismo macabro viste in televisione, al cinema o semplicemente perché la "vita non conta più nulla". La pista seguita dagli inquirenti portò a concludere che il movente dell'assassinio era di natura omosessuale.

Quanto un esame delle grafie o dei disegni delle giovani avrebbe potuto aiutare gli inquirenti? Di certo non avrebbe consentito di prevedere questa efferatezza o la natura dell'affetto che legava le giovani, ma avrebbero potuto mettere in luce un disagio interiore da arginare o di cui controllare l'evoluzione.

DISEGNO DELL'ALBERO di Mariena Sica - Guarda il disegno
Il disegno dell'albero di Mariena Sica, fatto in carcere, mostra una stereotipia della composizione grafica e l'assenza di colorazione, segni indicatori d'insicurezza emotivo-affettiva e di una crisi d'identità, riconducibile a quella età dove gli affetti familiari contano e sono la premessa per un equilibrio psicofisico. L'albero rappresentato da Mariena, collocato verso la sinistra del foglio, mancante di radici indica la presenza di interferenze emotive che non le hanno permesso di avere un supporto adeguato, soprattutto dalla figura materna per la quale ella prova una sorta di nostalgia.

L'albero è sospeso nell'aria (manca la linea del suolo) e la chioma è disegnata a mo' di nuvolette ad evocare simbolicamente la pioggia, per cui chi disegna in questo modo, come appunto nel caso di Mariena Sica, è persona che può andare incontro ad alterazione dell'umore e di conseguenza di comportamento. Le linee molto esili e leggere del tronco denotano debolezza e una bassa soglia di tolleranza alla frustrazione che la rende fragile e vulnerabile di fronte agli eventi. E' facile quindi che ella si appoggi a persone più dotate di forza per mascherare la propria fragilità.

SCRITTURA E DISEGNO DELLA FIGURA UMANA di Anna Maria Botticelli - Guarda il disegno
Dal disegno della figura umana emergono elementi relativi alla strutturazione dello schema corporeo di un individuo che rappresenta se stesso per come si percepisce. Anna Maria disegna una figura maschile, sintomo di un conflitto interiore con la propria identità sessuale, testimoniata nel disegno anche da una netta linea che demarca e separa il busto dagli arti inferiori; c'è pertanto una netta divisione tra mondo dei sentimenti e spinte istintuali. Forte, infatti, appare il conflitto interiore che Anna Maria vive, senza riuscire ad armonizzare la vita affettiva e la sua sessualità.

E' quindi legittimo pensare che nell'uccidere l'amica Nadia (alla quale era molto legata – vedi fogliettino), Anna Maria abbia voluto in qualche modo distruggere la propria devianza sessuale. La grafia conferma il conflitto interiore che la ragazza vive tra la propria femminilità (grafia prevalentemente tonda) e una certa reattività col mondo femminile (scrittura rivolta a sinistra indice di problematiche non risolte con le figure femminili). Tale conflitto porta il soggetto a vivere in uno stato continuo di ambivalenza, tra odio e amore, verso quella realtà affettiva ed emozionale alienata da esperienze negative del passato.

Nell'insieme la grafia con le lettere addossate e l'eccesso di punteggiatura inutile o superflua (vedi puntini e punti esclamativi alla fine delle frasi), dimostrano che ella sembra avere qualcosa da dire e da esprimere, ma che non riesce a manifestare all'esterno a causa di ansie e fobie. Esse dimostrano la difficoltà di controllo delle pulsioni; una immaturità emotiva che non le permette di governare il suo mondo inconscio.

Molto si è detto delle giovani: l'una che è schizofrenica, l'altra succube dell'amica, entrambe innocenti costrette ad accettare l'ergastolo per coprire i veri assassini di Nadia. E ancora altro si potrebbe aggiungere: moventi, analisi, perizie, ricostruzione dei fatti. La verità, per agghiacciante che sia, resta una: si tratta di due studentesse che per sentirsi qualcuno nella società, non avendo ricevuto attenzione, nutrimento e sostegno affettivi, hanno deciso di stroncare una vita ammettendo poi la loro responsabilità con parole lucide e fredde: "Giocavamo ad uccidere finché l'abbiamo fatto davvero". Non si può pensare ad altro se non ad una patologia che può essere inquadrata nei disturbi borderline di personalità.

Dr.ssa Evi Crotti
Psicopedagogista e scrittrice, esperta di grafologia