Marina si ribella: questo è sciacallaggio

La presidente Fininvest e Mondadori reagisce alla diffusione di
intercettazioni che la coinvolgono a sproposito: "La battaglia politica
ha ceduto il passo alla devastante inquisizione di certe Procure e dei
loro bollettini"

Roma - Il ciclone Sara Tommasi, qualcuno la fermi. La bocconiana da calendario Max ha battuto anche Ruby e Michelle Coinceicao. Nei suo sms e nelle dichiarazioni degli ultimi giorni la naufraga dell’Isola dei famosi ha tirato in ballo tutto e tutti: divi e divette, la camorra, droghe nei bicchieri, ministri, la Rai, il Marocco e i suoi reali, l’immancabile Corona, il premier italiano ovviamente, la sua auto. E la sua famiglia. Nel turbinio delirante della Tommasi è infatti finita dentro Marina Berlusconi, che la soubrette tira in ballo in modo anche violento, in un sms senza sintassi: «Ne te ne lele ne fabzio (Fabrizio Corona, ndr) ne le markette k volevi farmifare nel giro squallidio (squallido, ndr) di Marina Berlusconi ke volevate farmi frequentare o dei festini privati». Ora, il fatto è che la figlia del premier non ha mai visto la Tommasi, però si è ritrovata sbattuta nei titoli di giornale (quello del Fatto, tanto per farsi un’idea, era: «Basta con le marchette nel giro di Marina B.») mescolata ai racconti scombinati della ragazza, che sembra davvero quella meno presente a se stessa tra tutte le varie signorine che ci siamo dovuti sorbire ultimamente.
Marina Berlusconi non ha fatto attendere la replica: «Scopro dalla lettura dei giornali che una signorina che non ho mai conosciuto, in un messaggino inviato a una persona che non ho mai conosciuto, sostiene che farei parte di un non meglio precisato “giro squallido”: come noto, gli unici “giri” che frequento sono quelli di mio marito e dei miei figli». La presidente Fininvest e Mondadori è diventata un obiettivo della campagna anti-premier, non solo perché è la figlia ma probabilmente anche per le indiscrezioni che la indicano come papabile per la successione di Berlusconi nel Pdl. Va quindi colpita preventivamente, anche sulla base malferma di un sms di Sara Tommasi, che puntualmente finisce sui giornali con titoli e foto della nuova vittima. «Anche se ormai è praticamente impossibile trovare il modo adeguato per definire questo sciacallaggio mediatico, tutto ciò rappresenta un’ulteriore e triste conferma del fatto che perfino il livello dell’aberrazione sia stato ampiamente superato. La battaglia politica ha ceduto il passo alla devastante inquisizione di certe procure e di certi loro bollettini. Non è un caso che anche stavolta il rilievo di gran lunga maggiore a queste farneticazioni sia stato dato dai soliti ben precisi giornali: quelli che, quando ogni giorno sproloquiano sulla “macchina del fango”, in realtà stanno parlando solo di se stessi e del loro comportamento».
Marina Berlusconi si riferisce in particolare a Repubblica, che ha pubblicato una sua foto con una didascalia che riporta parte del messaggino della Tommasi, mentre il quotidiano di Padellaro e Travaglio ci ha puntato per il titolo. La figlia del premier è indignata: non è compatibile con uno Stato di diritto, «non può non far vergognare chi ha veramente a cuore i fondamenti della nostra democrazia e del nostro vivere civile, il fatto che sembra non esista più alcun limite, alcuna sia pur minima forma di rispetto della verità e della dignità delle persone. Qualunque circostanza possa risultar utile a un fin troppo scoperto disegno, anche se priva del benché minimo fondamento (e sfido chiunque a sostenere il contrario), segue uno sperimentatissimo meccanismo il cui approdo finale sono le paginate infamanti sui giornali».
Nessuna donna progressista, una di quelle che scenderanno in piazza per difendere la dignità femminile il 13 febbraio, ha sentito di dover esprimere la minima solidarietà a Marina Berlusconi. Forse per via del cognome? E così, anche in una situazione che richiederebbe un briciolo di fair play per un abbrutimento generale della politica, i segnali sono arrivati solo dal centrodestra. Dal ministro Michela Brambilla («ridicole e farneticanti insinuazioni, veicolate a mezzo stampa»), dal ministro Gelmini («Non essendo sufficienti forse le accuse rivolte al presidente del Consiglio, l’attenzione adesso si sta spostando sui suoi familiari e sulle persone a lui care»), dal ministro Rotondi e altri tra Pdl e alleati. Non pervenuta alcuna delle donne indignate a suo tempo per i pezzi sulla Tulliani. Strano, vero?