Mario Botta, una grande retrospettiva al Mart di Rovereto

L'accogliente e gigantesca struttura polivalente sede del Mart di Rovereto (Trento), creata otto anni fa dal noto ptogettista svizzero Mario Botta che nel corso di questi anni ha ospitato una intera serie di stagioni espositive, questa volta rende omaggio al suo creatore e ideatore, che in collaborazione con l'ingegnere Giulio Andreolli ha realizzato uno dei luoghi più deputati per ospitare l'arte contemporanea<br />

L'accogliente e gigantesca struttura polivalente sede del Mart di Rovereto (Trento), creata otto anni fa dal noto ptogettista svizzero Mario Botta che nel corso di questi anni ha ospitato una intera serie di stagioni espositive, questa volta rende omaggio al suo creatore e ideatore, che in collaborazione con l'ingegnere Giulio Andreolli ha realizzato uno dei luoghi più deputati per ospitare l'arte contemporanea. Fino al 23 gennaio con la mostra "Mario Botta. Architetture 1960-210", una rassegna curata dallo stesso Botta con la direzione scientifica di Gabriella Belli, si possono ammirare le opere più significative realizzate da Mario Botta, dalle prime case unifamiliari, originali espressioni della scuola ticinese, fino ai grandi edifici pubblici, biblioteche, teatri, musei, chiese e sinagoghe, realizzati in tutto il mondo. In totale sono presenti 90 progetti tutti realizzati e documentati con fotografie, schizzi e magnifici plastici in legno. Molti sono documenti inediti. La rassegna si articola in 12 sezioni, da "Abitare", una sorta di spazio introduttivo costituito da suggestioni, memorie di artisti come Enzo Cucchi, critici come Gillo Dorfles, solo per fare due esempi, ma anche altri personaggi della cultura, della musica, del teatro che hanno lasciato un segno profondo nella memoria di Botta: una formazione che è servita sia all'uomo che all'architetto. Le altre sezioni si intitolano: "Luoghi del lavoro", "Scuole", "biblioteche e tempo libero", "Ricuciture urbane", "Musei", "Teatri", "Spazi del Sacro" e "Interni". Un unicum che illustra come Botta abbia saputo cimentarsi con le varie tipologie edilizie. Ma non vanno certo sottovalutati i lavori come il "Museo di Tinghely" di Basilea, il "MoMa" di San Francisco, il "Centro Durrenmatt di Neuchatel" e il restauro della Scala di Milano, insieme naturalmente allos tesso Miart. Lavori che hanno riscosso successo in tutto il mondo. Le ultime sezioni sono piùche altro "Allestimenti", "Scenografie", e "Design", dove si possono toccare con amno le sedie realizzatea ll'inizio degli anni Ottanta da Alias, totem, sedili, scrivanie, lampade tra cui la "Shogun" di Artemide a partire dal 1985, ma anche il recente tavolo per "Cleto Munari". Nato a Mendridio nel 1943 e laureato a Venezia ha sviluppato la tradizione del Movimento Moderno per poi proseguire la sua linea che oggi si configura come una "ragione critica", rispetto alla fragilità dei modelli e delle mode offerte dalla globalizzazione. Nel suo studio di Lugano, Botta evoca proseguendo la sua ricerca sul territorio tra storia e memoria, intesa come una realtà viva in grado di coinvolgere la filosofia e la storia dell'arte. I suoi cilindri, le sue scatole, i materiali, prevalentemente mattoni, i suoi tondi, rapppresentano un linguaggio figurativo fatto di geometrie e materiali complessi ma solidi che si rifanno ai suoi grandi maestri (Palladio e Louis Kahn) e a quella vocazione primitiva di forma essenziale che modella lo spazio della vita umana, rispettando le funzioni alle quali deve rispondere l'individuo, o meglio a ciò che di meglio aspira l'essere umano, vale a dire inedite emozioni. La mostra è stata resa possibile grazie all'Istituto Svizzero di Roma, UniCredit e Casa del Vino della vallagrina, oltre alla Provincia, Comune di Trento, Rovereto e Pro Helvetia. La mostra è accompagnata da un ricco catalogo edito da Silvana editoriale.