Il marito di Moana: "Così l’aiutai a morire"

«Mi disse: non voglio trovarmi piena di tubi, aiutami ad andarmene»

Parigi - Sembravano avere la bocca cucita le infermiere del reparto dell'ospedale di Lione in cui Moana Pozzi morì il 15 settembre 1994 dopo un periodo straziante di dolore e di atroci notizie. Adesso Antonio Di Ciesco, marito della pornostar, rivela che l’agonia avrebbe potuto continuare e che fu lui - sulla base di un precedente accordo con Moana - a provocare la fine con una manipolazione delle apparecchiature ospedaliere. Chi scrive queste righe si precipitò allora da Parigi a Lione alla notizia della morte della nota pornostar italiana per descrivere la situazione ai lettori del Giornale. Molte bocche erano cucite, ma all’ospedale di Lione - in un reparto in cui vengono trattati malati di cancro in condizioni assai delicate - c'era la sensazione della gravità dello stato di salute di Moana.

Se la scomparsa dell’attrice, che aveva allora 33 anni e che secondo i bollettini ufficiali soffriva di cancro al fegato, è stata effettivamente dovuta a un intervento esterno, ogni possibile prova a tale riguardo è rapidamente svanita. Secondo Antonio Di Ciesco, la scelta dell'eutanasia è stata la conseguenza di un'esplicita e precisa richiesta di Moana Pozzi, che temeva ogni forma di accanimento terapeutico nei propri confronti. Di Ciesco dice: «Ho fatto entrare piccole bolle d'aria attraverso la flebo». E precisa: «Quando seppe che le restavano pochi mesi, mi chiese di aiutarla a morire». Queste rivelazioni sono contenute in un libro del marito di Moana Pozzi, destinato a essere prossimamente in circolazione.

L'intenzione dell'autore sembra essere quella di mettere fine, una volta per tutte, alle illazioni e ai dubbi sulle cause della sua morte e persino sul fatto che la pornostar abbia effettivamente perso la vita quel 15 settembre all'ospedale di Lione. «Se avessi voluto speculare e far parlare di me - dice Di Ciesco in un'intervista al Messaggero - non avrei aspettato tredici anni. Ma quando lessi sui giornali che era stata addirittura aperta un'inchiesta sulla misteriosa morte di Moana, dissi: ora basta, ora racconto la verità».

Antonio Di Ciesco spiega che tre anni dopo il loro matrimonio segreto (avvenuto nel 1991), Moana iniziò a sentirsi male durante un viaggio in India. Al ritorno le cose andavano sempre peggio e così l'attrice si fece ricoverare a Lione, evitando gli ospedali italiani per tenere la cosa riservata. La diagnosi fu atroce. Spietata. Un devastante tumore al fegato in fase avanzatissima. Anche la risposta alla chemioterapia fu praticamente nulla. «Moana - dice il marito - volle parlare con il primario e al colloquio c’ero anch'io. Disse: voglio la verità. Sia sincero fino in fondo, quanto mi resta da vivere? Il professore rispose: due, tre mesi!».

Sarebbe stata proprio Moana Pozzi a sollecitare un intervento drastico al momento della sua agonia. Il suo desiderio sarebbe stato quello di evitare un periodo di cure senza speranze e per tale ragione la donna avrebbe chiesto l'aiuto delle persone a lei più vicine, a cominciare ovviamente dal marito.

Antonio di Ciesco ricorda oggi le parole che gli sarebbero state rivolte da Moana Pozzi dopo aver parlato con l'oncologo francese: «Arriverà un momento in cui non sarò più in grado di potermi difendere e la mia mente sarà offuscata e il mio corpo sarà torturato e usato contro il mio volere. Non voglio trovarmi in un letto con tubi dappertutto. Allora dovrai aiutarmi ad andare, dovrai mettere fine alle mie sofferenze», è la testimonianza rilasciata oggi da Antonio di Ciesco. Il marito di Moana Pozzi aggiunge che ogni tentativo di farle cambiare idea fu inutile e che la determinazione della malata era granitica. Ecco la sua testimonianza degli ultimi momenti di vita di un'attrice che era allora famosissima e che tale è rimasta anche dopo la sua scomparsa, cosa ben rara per una star del cinema porno: «Io e Moana - racconta Antonio Di Ciesco - restiamo vicini e ci stringiamo in silenzio. Sappiamo tutti e due cosa sta per accadere. L'infermiere ci trova abbracciati. Dice che è ora di dormire. Quando esce ci guardiamo, ci abbracciamo, i baci sono un addio. Poco dopo si addormenta tra le mie braccia. Facendo entrare piccole bolle d'aria nella flebo lei non si accorge che la vita l'abbandona. E con essa anche le sofferenze».