Marketing e narrativa nel grande cinema

"Se qualcuno può raccontarmi un’idea cinematografica in meno di venticinque parole può venirne fuori un bel film". Steven Spielberg, re di Hollywood, lancia il sistema dell'hig concept. E la sintesi narrativa diventa motore del settore cinematografico

Milano - "Se qualcuno può raccontarmi un’idea cinematografica in meno di venticinque parole può venirne fuori un bel film". Questa frase di Steven Spielberg è spesso citata per descrivere come vengono prodotti i film a Hollywood, dove i produttori non hanno tempo per leggere cento pagine di sceneggiatura e quindi utilizzano la sintesi narrativa per velocizzare il processo produttivo. Questo sistema nella cultura popolare è definito high concept e spesso questo termine è stato associato con blockbuster, in altre parole con i film di Hollywood con un grande potenziale commerciale. Il nuovo libro di Gianluca D'Agostino, dal titolo High Concept - Ideazione narrativa e marketing nel grande cinema (Dino Audino Editore), importa questa formula magica nel mercato italiano.
 
Il marketing nel cinema Il termine High Concept è iniziato a circolare dopo l’uscita del film Lo Squalo di Steven Spielberg e Guerre Stellari di George Lucas, come formula narrativa per realizzare un grande successo al botteghino. Negli Stati Uniti, infatti, chiunque può sottoporre una sceneggiatura ad uno studio di Hollywood, e sono molti quelli che ci provano. Un esempio tra tutti è quello di Diablo Cody, la spogliarellista che è riuscita a vendere il copione di Juno alla società di John Malkovich per circa un milione di dollari. Per questo esiste un mercato editoriale vastissimo di cookbooks, libri di ricette che spiegano la formula per scrivere una storia che possa essere acquistata dai produttori di Hollywood.
 
I processi produttivi del settore L’high concept è considerato questa formula magica, un mix di marketing e narrazione che in molti hanno cercato di definire e spiegare. L’autore parte da questa formula per esaminare e rivelare quei processi produttivi che fanno del cinema americano la seconda industria statunitense dopo quella aeronautica. Dopo avere saputo dell’esistenza di questa formula, D’Agostino ha dedicato il dottorato a questo tema svolgendo la propria ricerca, presso Stanford University, California Berkley e Fordham University. Ma aldilà dell’indagine accademica, l’autore è riuscito a venire a capo di questa misteriosa formula soprattutto grazie al suo lavoro di story editor, a diretto contatto con produttori e sceneggiatori americani.
 
I problemi dei produttori Il libro è un resoconto organico di come la formula high concept è nata si è sviluppata. Narra, infatti, le origini della televisione commerciale americana, dei problemi che i produttori fronteggiavano nella competizione con gli altri network per la cattura del pubblico prime time, in secondo luogo è un manuale di marketing cinematografico, eccellente per comprendere i meccanismi narrativi per catturare l’attenzione del pubblico. L’autore fornisce inoltre, ad un pubblico non esperto, un vero e proprio dizionario del cinema, spiegando in modo esaustivo la terminologia usata nella tv e nel cinema americani. Edito dall’editore italiano maggiormente specializzato in cinematografia, il volume è consigliato innanzitutto ai professionisti e agli studenti ma anche a semplici appassionati di cinema e sceneggiatura.