Maroni: "Il premier ha rischiato di essere ucciso" Alfano: "Non si tratta solo del gesto di un folle"

Il titolare del Viminale: "C'erano degli infiltrati con le bandiere del Pdl che sono stati allontanati da sotto il palco. La gestione dell’ordine pubblico
è avvenuta secondo le regole. Non c’è da parte mia nessun
rilievo nè alcuna censura". Il Guardasigilli Alfano: "Non è solo il gesto di un folle"

Milano - Al comizio di ieri di Silvio Berlusconi a Milano, "c’erano degli infiltrati con le bandiere del Pdl che sono stati allontanati da sotto il palco". Nella conferenza stampa in Perefettura a Milano al termine della riunione sulla sicurezza, il ministro degli interni Roberto Maroni ha assicurato che "la gestione dell’ordine pubblico è avvenuta secondo le regole. Non c’è da parte mia nessun rilievo nè alcuna censura sulla gestione dell’ordine pubblico". Ma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano si è rifiutato di bollare l'accaduto come il gesto di un folle: "Sono molto preoccupato perché la situazione è più complessa".

Maroni: "Ha rischiato di essere ucciso" "Ieri Berlusconi ha rischiato di essere ferito gravemente, di essere ucciso - ha dichiarato Maroni - un esponente importante del Pd non ha trovato di meglio da dire che non deve fare la vittima".  Secondo il titolare del Viminale, "l’episodio gravissimo di ieri trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica". Secondo Maroni proprio questo clima di "intolleranza" può determinare episodi come quello di ieri in persone psicolabili, come, appunto, Massimo Tartaglia. "In lui - ha spiegato Maroni - ha agito l’odio nei confronti del presidente del Consiglio che è scaturito da questa dialettica politica, che non privilegia il confronto".

Perseguire l'apologia sul web Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha auspicato "riflessioni" e provvedimenti per contrastare il fatto che, come avvenuto ieri dopo l’aggressione al premier Silvio Berlusconi, vengano pubblicati su diversi siti Internet messaggi di appoggio alle azioni violente. Si tratta, ha detto il responsabile del Viminale al termine di un incontro con il prefetto e il questore di Milano, di "un problema serio" tanto che nei prossimi giorni Maroni ha detto che verranno valutate "le misure e gli strumenti più efficaci" per contrastare questo fenomeno e garantire maggiore sicurezza a chi partecipa alle manifestazioni pubbliche. "Già ieri sera - ha detto il ministro - abbiamo visto la presenza su alcuni siti Internet di messaggi inneggianti a questa azione violenta. Ho fatto fare alla polizia postale un monitoraggio dal quale è emerso che sono comparsi subito, tra gli altri, 300 gruppi sul social network Facebook" con titoli molto violenti così come filmati su Youtube. "L’apologia - ha proseguito il ministro - è un reato che deve essere perseguito".

Le preoccupazioni di Alfano Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si è detto "molto preoccupato" per quanto successo ieri a Milano al premier Berlusconi. "Il fatto non può essere derubricato al gesto di un folle - ha detto il titolare del dicastero di via Arenula - è un questione più complessa". Alfano spiega di essere preoccupato "perché troppo spesso in questi mesi si è fatta passare l’idea che lo scontro con Berlusconi fosse lo scontro del bene contro il male, anzi della virtù contro il vizio. Si va ben oltre il clima di odio, la questione è più complessa e più pericolosa". "Quando il ceto politico fa passare l’idea che si tratti dello scontro della lotta del bene contro il male fa correre un grave rischio non solo alle istituzioni ma anche a chi fisicamente rappresenta le istituzioni - ha aggiunto Alfano - e si corre il rischio che qualcuno, come è successo ieri a Milano si senta l’angelo vendicatore che incarna il bene pensando di uccidere il male". Alfano sottolinea che la vicenda che è successa "non può essere derubricata al gesto di un folle". "Il seme, non solo dell’odio ma dell’ipotesi di vendetta del bene contro il male attecchisce prima questo seme nella mente labile di un matto, probabilmente ma dopo è destinato ad attecchire su altri soggetti e c’è sempre il rischio della emulazione".