Massacrata a martellate mentre mangia il gelato

È stata colpita alla spalla e alla testa ed è crollata in un lago di sangue

Enrico Silvestri

nostro inviato a Gerenzano (Varese)

Tutto è avvenuto in un lungo attimo senza senso. Un pensionato scende dal suo anonimo appartamento. Cammina verso una gelateria con un martello in mano. Si avvicina a una ragazzina, un’adolescente di 13 anni, e colpisce. Una martellata sulla spalla, poi in testa. La follia diventa tragedia. La ragazza è in fin di vita, in un letto d’ospedale. L’uomo è in carcere, muto, senza una risposta, senza un perché. La storia è tutta qui. Il resto è un viaggio nella mente umana. E in una società che non sa più difendersi dalla follia di tutti i giorni. La follia cieca di chi colpisce e di chi non vede.
A Gerenzano fino a ieri Ernesto Zaffaroni, 57 anni, era considerato come una persona un po’ strana, il classico matto del paese per capirci. Si raccontava, sottovoce, di qualche episodio di violenza: uno schiaffo prima del matrimonio del figlio, un atto di violenza contro la madre. Tutto sottovalutato, con un’alzata di spalla, come per dire: si sa, è il matto del paese, un tipo un po’ strano. Invece qualcosa di molto grave è successo.
Verso le 15 è uscito dalla sua abitazione in via Berra, ha compiuto pochi passi, si è avvicinato a un gruppo di adolescenti fermi a mangiare un gelato e ha colpito con un pesante martello da muratore una ragazzina di 13 anni. Dopo è risalito con calma nella sua abitazione, dove è stato raggiunto dai carabinieri, che lo hanno ammanettato e portato in caserma, senza però cavare da lui una sola parola di spiegazione per il suo gesto. La vittima, nel frattempo, è stata trasferita all’ospedale Niguarda di Milano, dove è stata operata d’urgenza fino a tarda ora, ma per lei le speranze di sopravvivenza sono ridotte a un lumicino.
Gerenzano è un paesotto di 10mila abitanti in provincia di Varese, sulla direttrice che porta a Milano. Si trova a cinque minuti da Saronno, universalmente nota per l’amaretto, mentre il piccolo comune deve accontentarsi della notorietà derivata dall’aver ospitato per anni nel suo territorio la più grande discarica d’Europa, un’area ora bonificata e trasformata in verde, il Parco degli Aironi. In pieno centro la gelateria «Lello», situata sulla strada principale, via Berra. In un anonimo condominio, proprio sopra la gelateria, abita Zaffaroni, conosciuto come persona stravagante, e anche piuttosto aggressiva. Molti lo ricordano per le continue liti con chiunque gli potesse capitare a tiro, per le frequenti molestie alle donne. Era seguito dai servizi sociali, ma negli ultimi tre anni il sindaco Dario Cattaneo non ricorda di aver firmato provvedimenti nei suoi confronti, i famosi Tso, trattamento sanitario obbligatorio in qualche reparto psichiatrico. Viveva insieme alla madre, con cui non andava d’accordo, tanto che a Natale l’aveva malmenata e fatta finire in ospedale. La povera donna era poi morta qualche mese dopo, anche se non per le conseguenze delle percosse.
Ieri, dunque, l’uomo, senza nessuna apparente ragione, è sceso in strada, si è diretto verso la gelateria. Marta Angaroni era lì, davanti al locale, con alcuni amici. La ragazzina vive con mamma, papà e fratello più grande in via Puccini, a tre traverse di distanza: una famiglia normale, agiata. Zaffaroni le si scaglia addosso senza dire una parola, colpendola con il martello alla spalla una prima volta, poi un secondo colpo, micidiale, alla testa, sembra poi un altro ancora. Quindi torna sui suoi passi e sale in casa. Mentre dietro si scatena il panico, con i bambini terrorizzati che urlano e i passanti che si assiepano attorno al povero corpo martoriato, cercando di capire cosa possa essere successo. Viene lanciato l’allarme e sul posto la prima ad arrivare è proprio la madre di Marta, che vede la figlia straziata dalle martellate in un lago di sangue, pare anche con la materia cerebrale che esce dalla testa. La povera donna è colta da malore, e infatti più tardi non sarà in grado di seguire la figlia in ospedale. Arrivano i soccorsi, il personale medico inviato dal 118 di Milano cerca di stabilizzare la ragazzina, mentre fanno partire dall’ospedale l’elicottero. Il velivolo verrà poi fatto atterrare in uno slargo poco distante, con i vigili urbani impegnati a deviare il traffico. L’elisoccorso in pochi minuti è di nuovo a Niguarda, la bambina portata in sala operatoria è sottoposta a immediato intervento chirurgico che durerà fino a tarda ora. Le sue condizioni sono a dir poco disperate. I carabinieri vanno a prelevare il «matto», che però non rivolge loro una parola, li guarda impassibile e silenzioso. Sembra comunque dai primi accertamenti che non ci fossero rapporti di alcun tipo con la famiglia Angaroni, né particolare animosità nei confronti della gelateria «Lello». Insomma, la classica, banale nella sua drammaticità, esplosione di follia del «matto» che colpisce così, a caso. Per ragioni che ora sono rinchiuse nel suo povero cervello malato.