Massaggi, golf, porti, così cambia il turismo

(...) il nostro Ferruccio Repetti nella pagina a fianco.
La notizia, però, è che - anche in Liguria - un altro turismo è possibile. Come facciamo sempre dalle pagine di questo straordinario Giornale proviamo a raccontarvelo, partendo da tre premesse metodologiche: la definizione di Liguria, quella di turismo e quella di sviluppo sostenibile.
Per quanto riguarda la Liguria, ovviamente, non è quella delle cartine geografiche ufficiali, quella che si ferma a Ventimiglia da una parte, a Masone o a Gorreto dall’altra e a Ortonovo dall’altra ancora. La Liguria è un luogo dell’anima che comprende a tutti gli effetti il Basso Piemonte, la Lunigiana ed anche alcune zone della Costa Azzurra e del suo entroterra.
Per quanto riguarda il turismo, ovviamente, non è solo quello delle spiagge e del mare. Ma anche quello che tocca i cinque sensi, che viaggia attraverso l’entroterra, che scova nei giacimenti dei paesini i sapori di una volta e la bellezza dei borghi. Gastronomia e storia, non solo acqua e spiagge.
Per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile, è certo diverso da quello che abbiamo sentito raccontare in questi giorni dal «partito del no», quel mondo che si oppone a tutto, ai porticcioli come ai campi da golf. Ed è lo stesso che sopporta, sulla nostra costa, aree industriali dismesse e cementificazione selvaggia, retaggio del modello di sviluppo degli anni Settanta e Ottanta, quello sì veramente insostenibile.
Ecco, fatte tutte queste premesse, finalmente siamo qui a raccontare, anche in Liguria, che un altro turismo è possibile. Un turismo in cui i porticcioli sono visti come un’opportunità e non come un danno ambientale, dall’estremo levante a Portosole a Sanremo, da Santa a Varazze, fino al progetto più affascinante, quello del gruppo Caltagirone per Imperia che è stato compreso alla perfezione da Claudio Scajola. Un porticciolo che non sia soltanto luogo (o, sociologicamente, non-luogo) di attracco, ma proprio spazio dove vivere, fermarsi, comprare, mangiare e fare vacanza. Rivoluzione copernicana del concetto di porticciolo.
Oppure, i campi da golf. Anche in questo caso, spesso, si portano dietro comitati e proteste, come e più delle acciaierie in mezzo a una città. Ma chi protesta l’ha mai visto un campo da golf? Se c’è qualcosa che avvicina alla natura sono le buche di un green. Se c’è un mondo in cui l’architettura si integra alla perfezione con il verde, quel mondo è quello del golf. Se c’è un posto dove il silenzio e il relax vincono su inquinamento acustico e atmosferico, quel posto è un campo da golf. E allora, dov’è il problema?
E al golf sempre più spesso si stanno abbinando le spa, che non sono più le società per azioni. Ma i centri benessere che, ancora una volta, fanno parte di questo nuovo concetto di turismo. Castellaro, nell’imperiese, o «Più golf» la struttura che un gruppo di imprenditori genovesi ha realizzato a Villa Carolina, a Capriata d’Orba, sono i migliori esempi di questa idea. A Capriata, in particolare, dove il Piemonte profuma fortissimamente di Liguria (o è il contrario?), massaggi, trattamenti, saune, bagni turchi e palestre sotto la guida del personal trainer sono il paradigma di un nuovo concetto di turismo e di vita.
Odiamo i neologismi e soprattutto gli inglesismi, ma «wellness», la magica alchimia fra benessere psicologico e fisico, corretta alimentazione e mente libera da stress, forse è la parola che fotografa meglio questa nuova Liguria. La Liguria del wellness. In cui il lusso che ci si regala è anche e soprattutto quello di pensare. Al di là di luoghi comuni e luogocomunismi.