Matrimonio? "Separatevi il letto"

Orari diversi, abitudini opposte: chi russa, chi vuole il buio pesto e chi legge per addormentarsi. Da Londra la ricetta per evitare il divorzio: dormire in stanze diverse. Il sesso? &quot;Così migliora&quot;<br />

Lei si gira e si rigira fino a quando è ora di alzarsi, lui russa troppo. Lei deve svegliarsi prima per portare i bimbi all’asilo, lui deve restare incollato alla tivù perché la squadra è finita ai supplementari. Lei non si addormenta senza leggere almeno un capitolo, lui non chiude occhio se non c’è buio pesto. La soluzione c’è, più efficace della terapia di coppia e meno drastica del divorzio. Anche se, almeno per il momento, rispetto alle due precedenti opzioni è decisamente meno politically correct. In due parole: «letti separati». A cena con gli amici nessuno lo ammetterà mai. Ma la realtà è che di questi tempi la «divisione consensuale del materasso» sta salvando migliaia di matrimoni.

L’ultima ad ammetterlo, l’altroieri, è stata Zoe Strimpel, giovane editorialista dell’autorevolissimo Times di Londra. «Perché continuare a passare le mie notti in bianco a schivare i colpi del mio ragazzo che scalcia nel sonno? Da quando ho cambiato stanza da letto, la mia vita è cambiata». Una confessione intrepida, che ha fatto il giro del mondo. Perché la regola aurea della divisione dei letti è: si fa ma non si dice. Poche le coppie vip del pianeta che hanno fatto outing: la regina Elisabetta e il principe Filippo, i bellocci di Hollywood Tom Cruise e Katie Holmes, Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. E, nonostante la sigla finale della loro mitica sit-com, pure Sandra Mondaini e Raimondo Vianello: «L’abbiamo deciso quando Raimondo ha preso l’abitudine di dormire con il suo enorme cane sul letto», ha raccontato lei in un’intervista.

Le statistiche, anonime, fotografano un fenomeno inarrestabile. Negli Stati Uniti, ha rivelato al New York Times la «National Sleep Foundation», oggi il 23% delle coppie sposate dorme in stanze diverse. «E nel 2015 saranno il 60 per cento». Da noi non esistono ancora dati ufficiali, ma un sondaggio di Eurisko ha calcolato che i «russatori abituali» in Italia sono 19 milioni e 600mila, il 40% della popolazione. «Soprattutto pensionati, ma anche molti imprenditori e liberi professionisti sotto stress». E il 10%, quasi due milioni di persone, è già stato costretto dal partner a spostare il letto in un’altra stanza.

Per gli architetti il business è ghiotto. «Ormai quella di dividere la vecchia, grande camera matrimoniale è diventata una richiesta abituale – racconta Charley Brandt, designer di interni –. Ma le coppie lo fanno sempre in segreto, raccomandandomi di rispettare la loro privacy, come se ci fosse qualcosa di male». Eppure già nell’Inghilterra Vittoriana, vetta inarrivabile del buon gusto, solo le coppie delle classi popolari erano «costrette» a condividere il letto. E pure l’icona glamour Jackie Kennedy, quando sposò Onassis, si fece mettere nero su bianco che avrebbe avuto sempre a disposizione una camera singola (pare che nemmeno alla Casa Bianca Jackie dormisse nella stanza del marito: ma questa è un’altra storia).
Il sonno, d’altronde, è fondamentale. Ma il sesso? «Separare i letti non significa affatto rinunciare all’intimità – assicura lo psicologo Willy Pasini –. Anzi, spesso una piccola distanza da superare riaccende il desiderio». Parola di uno «felicemente sposato da quarant’anni», e che il lettone a due piazze l’ha messo in soffitta tanto tempo fa.