Mazzarri e la Samp, è sempre più divorzio

«Resterò solo se ci saranno i presupposti»

Walter Mazzarri, ospite della videochat di Gazzetta Tv, prova a fare un passo indietro ma il concetto rimane ancora una volta sempre quello espresso nei giorni scorsi. Arrivederci alla fine del campionato e poi si vedrà: tutto può succedere. Ma andiamo con ordine, il tecnico doriano apre subito la chiacchierata così, spiegando che forse non è stato capito quello che ha detto. Anche se il suo messaggio era stato chiarissimo: «Mi dispiace che siano state male riportate o male intese alcune mie parole: io ho solo detto che a fine campionato mi dovrò incontrare con la società, com'è usuale in ogni rapporto fra club e allenatore, e se ci saranno i presupposti sarò felice di rimanere in un ambiente che mi ha apprezzato e in cui mi trovo bene. Anzi, non vorrei che l'argomento distogliesse l'attenzione dal grande campionato che sta facendo la Sampdoria o dalle due gare che ci mancano alla fine del torneo». «Se ci saranno i presupposti», una frase che già vale una conferma delle parole pronunciate martedì scorso. Gli arrivano tantissime domande, e qualcuno gli fa i nomi di Lazio, Napoli e addirittura Milan e Inter: «Stiamo parlando di piazze importanti, traguardi ambiti da qualsiasi allenatore ambizioso e consapevole delle sue capacità. Ma io ho un contratto che mi lega alla Samp e due partite importanti da giocare, ogni altro discorso è prematuro. Quanto a Inter e Milan, se i due signori che hanno scritto ne diventassero i presidenti me lo facciano sapere! Da parte mia, mi sento pronto per qualsiasi esperienza. Il calcio estero mi piace e mi attira, soprattutto quello spagnolo e prima o poi mi confronterò anche col calcio straniero».
Si passa a parlare di quello che potrebbe essere il futuro della Samp e i suoi progetti per la prossima stagione. Lui preferisce dribblare tutti così: «Mi chiedete risposte che competono alla società, io gestisco altre situazioni, non gli obiettivi e le strategie aziendali. Quando ci sarà una Samp da scudetto? Per fare qualcosa di eccezionale bisogna davvero azzeccarle tutte, specie se non ci sono fondi enormi e campioni ben definiti e importanti da acquistare. In questo senso, visto che la società è sana e nel rispetto dei ruoli, è possibile, perché no. Io cerco di allenare al meglio i giocatori che mi vengono mesi a disposizione». E poi si prosegue con un'altra ammissione: «Certo i tifosi si aspetteranno da me di più, per cui, insieme alla società, dovremo ricalcolare i parametri. Sarà importante la chiarezza e l'individuazione di obiettivi stabiliti in base al mercato, un allenatore non può iniziare una stagione sotto il peso di responsabilità maggiori del valore della rosa a disposizione».
E per concludere si parla anche di Cassano: «Ho impostato il rapporto sul buon senso e sul modello padre-figlio: io ogni tanto chiudo un occhio, ogni tanto gli spiego dove e perché ha sbagliato, il resto ce lo mette lui. Il suo futuro? Non conosco il mio, come faccio a sapere che cosa farà Cassano?! Da allenatore ho già espresso alla società il mio parere: lui si allena, ha dato il proprio contributo alla squadra, poi non è più compito mio parlare di queste cose».