Mazzini nostro contemporaneo

Traccia: «Democrazia e nazione, unità d'Italia e d'Europa, libertà e fratellanza sono i cardini del pensiero politico di Giuseppe Mazzini (1805-1872)».

Giuseppe Mazzini (1805-1872) è insieme uno dei protagonisti della vicenda risorgimentale italiana e del dibattito in seno alla democrazia europea nella prima metà dell'Ottocento. I due elementi - questione nazionale e prospettiva continentale - risultano sempre uniti nel suo pensiero e nella sua attività di agitatore dal 1831-32 alla morte. In questo, egli appare decisamente diverso dai rivoluzionari romantici di altri paesi, dalla Germania alla Polonia, attivi nella sua epoca: mentre essi, infatti, pur richiamandosi ad un'idea di fratellanza universale, in pratica battono ciascuno una via propria, Mazzini avrebbe cercato di coordinare una sorta di «internazionale» dei popoli oppressi da opporre al «concerto» stabilito dal Congresso di Vienna (1815).
E qui occorre identificare con precisione il concetto mazziniano di nazione. Per il patriota genovese, la nazione è uno strumento per aggregare una comunità - la quale si riconosce in una lingua, in una storia, in tradizioni comuni - in vista dell'unità finale del genere umano. Egli, perciò, contesta apertamente il nazionalismo etnocentrico, fondato sulla volontà di potenza dello Stato, considerando la nazione, e poi gli aggregati continentali di nazioni (come gli Stati Uniti d'Europa) all'interno di un processo ispirato dall'idea di progresso e da una pulsione alla fratellanza. Lo stessa lotta per l'Italia unita - che egli identifica come obiettivo politico della giovane generazione nel 1831 e che poi, grazie a lui, costituirà il primo punto del programma risorgimentale - s'iscrive nel contesto di tante specifiche «missioni» che ogni popolo deve assolvere per contribuire al miglioramento dell'umanità. Nel caso italiano, la «missione» consiste nello sperimentare non solo un nuovo Stato-nazione, ma una democrazia politica compiuta (una repubblica rappresentativa fondata sul suffragio universale), antesignana di una nuova geografia d'Europa, imperniata su nazioni «sorelle» e non sugli egoismi delle cancellerie e delle corti.
V'è da chiedersi quanto, di questo programma, sia stato realizzato, Mazzini vivente. L'Italia unita, immaginata fin dal 1831, diventa realtà trent'anni più tardi, benché attraverso un processo guidato, nella sua ultima fase, dal liberalismo sabaudo. La riflessione sulla democrazia, affinata durante l'esilio in Inghilterra, resterà patrimonio di minoranze, ma informerà la cultura dei partiti di massa liberali e democratici fra Ottocento e Novecento. L'idea di un'«internazionale» dei popoli, battuta dal nazionalismo trionfante, tornerà ad ispirare la politica internazionale - attraverso la suggestione di un possibile «governo mondiale» - dalla fine della grande guerra in poi. L'unità europea, infine, pare uno dei contributi ideali più solidi dei democratici italiani dell'età del Risorgimento: anch'essa troverà una parziale realizzazione solo a partire dal secondo dopoguerra. Di qui l'osservazione di Luigi Salvatorelli, secondo il quale Mazzini sarebbe un «contemporaneo della posterità»: un intellettuale «visionario», sconfitto in vita, ma capace di elaborare immagini e concetti destinati a fruttificare, col tempo, nelle grandi culture politiche dell'Occidente.