A me invece piace, ma la scuola ha bisogno di altro

"E' un simbolo di austerità e di uguaglianza fra gli studenti: le differenze sono quelle culturali, quelle stabilite dalla conoscenza. E' un simbolo gerarchico: il grembiule è la divisa della scuola"

Metto subito le mani avanti per non farmi del male. Se l’uso del grembiule viene considerato un rimedio, anche un piccolo cerottino, sulle ferite della scuola, c’è solo da ridere o da piangere. È la stessa cosa. Se invece pensiamo al grembiule come a un oggetto simbolo caratteristico di una scuola che avrà pur avuto mille problemi, ma riteneva doverosa la disciplina come un’inderogabile gerarchia di valori, allora la sua reintroduzione può essere interessante. Il grembiule è un segnale simbolico preciso: in aula si entra per studiare, fuori si devono lasciare tutte quelle tentazioni che distraggono la concentrazione.

È un simbolo di austerità e di uguaglianza fra gli studenti: le differenze sono quelle culturali, quelle stabilite dalla conoscenza e dalla volontà di apprendere. È un simbolo gerarchico: il grembiule è la divisa della scuola, e una divisa prevede, appunto, una gerarchia di potere. Il capo indiscusso è l’insegnante. Si dirà: ma proprio da questa scemenza del grembiule si deve cominciare per riformare la scuola? Non sottovalutiamo le piccole cose simboliche che danno un significato alla nostra vita: per chi ha la mia età, il grembiule rappresenta il tempo di scuola. Così non riesco a prescindere da un ricordo personale. Quando 45 anni fa frequentavo il liceo classico, noi maschi eravamo esentati dall’uso del grembiule; le femmine no. Il motivo era semplice: noi entravamo in classe più o meno vestiti allo stesso modo, pantaloni di flanella, giacca, camicia bianca, cravatta.

Non c’era tanto da scegliere: la moda non toccava il mondo maschile, almeno quello dei giovani. Le ragazze, invece, incominciando a diventare signorine, apprendevano insieme al latino e al greco anche l’arte della seduzione. Loro dovevano portare il grembiule per una questione di ordine morale. La scuola non doveva essere il luogo di esibizione dei loro vestiti e, soprattutto, di quello che ci stava sotto. Ma la mia compagna Paola, bella, seno prorompente, gambe lunghe, indossava il grembiule come un abito da sera. Lo allacciava con un solo bottone e anche se Mary Quant non aveva ancora inventato la minigonna, lei ne era stata una fantasiosa precorritrice. Insomma, il suo grembiule finiva per avere esattamente la funzione opposta a quella per cui era prescritto. Dunque, consideriamo quella del ministro una lodevole iniziativa per far rientrare nella scuola la disciplina.

Ma l’abito farà il monaco soltanto se l’autorevolezza degli insegnanti si baserà sulla competenza: quindi cambiare subito la loro formazione e le regole di reclutamento; se i genitori smetteranno di fare i sindacalisti dei propri figli; se i sindacati di impegneranno a difendere la qualità del docente e a raddoppiargli lo stipendio. Allora il grembiule sarà davvero la divisa di un nuovo studente per una scuola seria. Diversamente, il grembiule diverrà una novità di moda, indossata con lo stesso spirito con cui lo portava la mia compagna Paola, ma con molta più malizia, seduttività e arroganza di 45 anni fa.