La medicina arrogante che cura i bimbi vivaci

Ora li chiamano "iperattivi" e secondo una rivista scientifica è tutta colpa dei pesticidi. Io non mi fermavo mai, ma sono cresciuto bene. Perché non si preoccupano dei piccoli pappamolle?

Se avessi una trentina d'anni in meno qualche santone della psiche umana mi definirebbe un «bambino iperattivo», sempre che con il progredire della scienza non si ricomprendano nella categoria anche gli adulti: in tal caso potrei rientrare da subito a pieno titolo nella categoria dei «mezzi matti» del terzo millennio.
All’epoca mia mamma se la cavava con un punturone di bromuro quando strillavo, la maestra sudava le proverbiali sette camicie per tenermi a bada e con i compagni di rugby ce la davamo di santa ragione.
Trascorsi gli anni e mutate le occupazioni rimango il rompiballe di allora: così la segretaria mi dà sempre ragione anche quando non ce l'ho e la mia compagna non me la dà mai…la ragione s'intende. I prof scrivevano sulle pagelle «il ragazzo è intelligente, studioso, ma ha qualche difficoltà ad applicarsi perché esuberante e vivace», ma nessuno si sognò mai di mandarmi dallo strizzacervelli. La rivista scientifica Focus di questo mese titola un pezzo «Bimbi iperattivi? Colpa degli insetticidi. Pipì pesticida». In internet poi si possono reperire fior di discussioni di esperti che classificano i bimbi iperattivi in provocatori e oppositivi (sic!). Se il pupo rompe troppo però anche i psicologi on-line consigliano di chiamare SOS tata, perché i psicofarmaci in tenera età sono ancora sconsigliati.
Confesso la mia completa ignoranza in materia sino a che non fui invitato a un convegno sul tema (la cosa più iper era al solito il banchetto finale) ove presi coscienza della problematica, se tale può essere considerata l'esuberanza di un adolescente.
Da quel giorno guardo i ragazzini giocare con occhio clinico: quelli più instancabili sono malati o hanno solo più voglia di correre e sbattersi degli altri? Non voglio entrare nel confronto scientifico, ma vorrei rassicurare tanti genitori allarmati che io da giovincello, benché non fossi balilla, non mollavo mai: mai voglia di riposare, mai di andare a dormire, mai di seguire barbosissime lezioni scolastiche. Ero un terremoto, circondato da decine di ragazzini stanchi ancor prima di cominciare.
Non capisco però perché oggi qualcuno debba arrogarsi il diritto di mettere in cura i ragazzi vivaci: mettano in cura i pappamolle e quelli che non hanno mai voglia di far nulla! Non sia mai che anche la psicologia è figlia della Triplice e non vuole gli straordinari dei fanciulli. Tra omicidi, suicidi per gelosia, infanticidi, splendide ragazze che non trovano di meglio che incarognirsi di cocaina, Fini colpito da manie autodistruttive (già annientati Msi, An, ora ci prova con Pdl), i taumaturghi della psiche non trovano di meglio che arrovellarsi nella correlazione scientifica tra insetticidi e bambini turbolenti, setacciando pipì?
Già mia nonna mi definiva «turbolento» e, consapevole della mia iperattività anche a tavola, una volta m'invitò a pranzo e mi cucinò sette impanate alla milanese: un connubio di folle iperattività (se non altro intestinale) e «matrizzazione» gastronomica per dirla alla Risè.
Comunque sia le ho digerite e sono ancor'oggi più iperattivo che mai con un buon lavoro, una compagna da quasi dieci anni, un tetto sulla testa e anche un auto di troppo: nulla di che per carità, ma matto mai.
Probabilmente la chiusura dei manicomi e la sovrabbondanza di psicologi in cerca di occupazione ha trasformato i bambini turbolenti in iperattivi, gli ultrasani in malati: equipe di studiosi analizzano in laboratorio le loro urine.
Risultato da rivista scientifica: tracce di pesticidi in quelle dei bimbi molesti, meglio consigliare ai loro genitori una dieta adeguata.
E chi analizza la pipì di questi cervelli rubati a compiti migliori? Son più matti gli analizzati o gli analisti? Almeno i primi possono invocare l'incapacità d'agire per motivi d'età, i secondi no.
Provino una mezza dozzina di cotolette anche gli strizzacervelli, magari divengono d'un tratto iperattivi e smettono di considerare malato chi scoppia di salute.
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