Mediobanca: due poltrone per Cesare Geronzi

Il numero uno di Capitalia sarà al vertice del consiglio di sorveglianza e del patto di sindacato. Marchetti: "Starò solo in Rcs". Profumo fuori dal cds per motivi Antitrust Congelati i voti sul 9% del capitale in vendita

Milano - Cesare Geronzi fa il pieno: oltre a essere il prossimo presidente di Mediobanca nella versione «duale», sarà anche presidente del patto di sindacato, l’organismo che riunisce i grandi soci di Piazzetta Cuccia, al posto di Piergaetano Marchetti. Lo ha deciso ieri all’unanimità il patto stesso con una scelta che, per la prima volta, affida a un’unica persona le due cariche. Le novità, comprese le modifiche allo statuto, verranno sottoposte all’assemblea dei soci il 27 giugno.
Marchetti, autore della nuova governance introdotta in Mediobanca (il consiglio di sorveglianza, nominato dai soci, e quello di gestione, composto solo da manager) «ha chiesto di non essere rinnovato», si legge nel comunicato ufficiale, volendosi dedicare solo all’impegno di presidente della Rcs (società editrice del Corriere della Sera). E proprio in coerenza con la nuova impostazione, il presidente «dei soci» è stato individuato nello stesso Geronzi. Anche in vista di un nuovo ruolo, nei fatti, del patto, destinato a trasformarsi sempre più in un accordo di voto, lasciando al cds strategie e indirizzi. Una mossa che permette allo stesso Geronzi di restare anche nel direttivo del patto (come presidente). Che per il resto è stato confermato, con la novità dell’ingresso di Tarak Ben Ammar. Il patto è stato rinnovato con scadenza 31 dicembre 2009, e proroghe biennali.
«Il dottor Geronzi - ha detto Vincent Bollorè lasciando la riunione del patto - quale presidente degli azionisti, cioè del consiglio di sorveglianza, era particolarmente adatto in virtù sia della sua esperienza nel settore bancario, sia per la sua conoscenza di Mediobanca da lungo tempo. Credo sia per questo che la sua candidatura ha raccolto l’unanimità». L’accordo prevede che Geronzi resti presidente di Capitalia fino a settembre, quando in seguito alla fusione con Unicredit lascerà la banca romana per dedicarsi solo a Mediobanca. Bolloré ha aggiunto che la quota complessivamente detenuta dai soci francesi «non cambierà».
Nel cds non ci sarà, invece, Alessandro Profumo, ad di Unicredit. «Profumo ha chiesto di non partecipare al consiglio di sorveglianza - ha confermato Bollorè - per dimostrare che non aveva intenzione di disturbare gli equilibri attuali». E anche per ragioni legate agli «orientamenti dell’autorità Antitrust»: così si legge nella nota del patto.
La lista di tutti i 21 membri del cds che verrà presentata all’assemblea dal patto è stata compilata tenendo conto, oltre che di Geronzi (al primo posto) e di tre rappresentanti dei revisori dei conti (uno indicato dal gruppo A delle banche e due dal gruppo B degli imprenditori) e da altri da 15 soggetti, 5 del gruppo A, 6 del B, 4 del gruppo C (quello dei francesi). Le novità riguardano l’uscita di Berardino Libonati dal gruppo A (che sarà vicepresidente di Unicredit) e di Roberto Colaninno, con l’ingresso di Pietro Ferrero nel gruppo B. Quest’ultimo guadagna un membro in più grazie al revisore «in quota». In realtà la lista comprende altri due revisori (A e B), che però non dovrebbbero essere eletti: due posti sono riservati alle liste di minoranza.
Il nuovo patto prevede anche regole precise per la cessione da parte di Unicredit e Capitalia del 9,39% del capitale di Mediobanca: l’incarico è dato alla stessa banca d’affari fino a fine anno. Con l’intesa che il nuovo Unicredit non potrà esercitare il diritto di voto in assemblea per la parte di quota che non venisse ceduta.