Meglio le classiche delle prepagate

Il risparmio è il nemico giurato delle carte di credito, ma anche nell’uso della moneta di plastica si può economizzare. In primo luogo individuando fra la tradizionale, la prepagata e la revolving, il tipo che più si addice all’impiego cui è destinata e valutando, al contempo, l’utilità dei servizi connessi, specie quelli gratuiti, che spaziano dalle coperture assicurative su quanto acquistato all’assistenza medica e sanitaria; poi, con un confronto dettagliato tra le diverse proposte rispetto alle condizioni economiche e ai costi delle operazioni.
Le spese, infatti, non si limitano alla quota annuale, talora azzerata e usata come specchietto per le allodole, ma si legano a un nutrito ventaglio di voci. A cominciare dalla valuta di addebito degli acquisti (in media 25 giorni dopo) e dal costo d’invio dell’estratto conto, passando a quello per il prelievo di contanti in Italia e all’estero e alle commissioni sul cambio fuori dalla Ue; e ancora, agli oneri per il blocco della carta in caso di smarrimento o di furto, per la sua sostituzione, alle commissioni per il rifornimento di carburante, all’imposta di bollo e al canone annuo per un’eventuale carta aggiuntiva.
La carta di credito tradizionale è una scelta sicura: in caso di uso illecito l’emittente è obbligata a riaccreditare la somma al titolare, mentre se la tesserina viene rubata o smarrita, il danno si limita a un massimo di 150 euro fino al blocco della carta. È bene controllare sempre attentamente l’estratto conto verificando gli addebiti; se non sono corretti, vanno contestati. Chi desidera rateizzare e dilazionare i pagamenti può ricorrere alle carte revolving, che in Italia non hanno avuto ampia diffusione (è loro ascritto meno del 2% del valore totale delle transazioni di pagamento); il Tan e soprattutto il Taeg sono le prime cose da considerare, oltre alla quota annua, ai costi di incasso delle rate e per l’invio dei rendiconti. I tassi sono molto elevati, in media nell’intorno del 17%, come ha evidenziato un’inchiesta di Altroconsumo per una spesa di 1.000 euro e un fido di 1.500 euro, con picchi oltre il 26%: se si guarda alla convenienza, è quindi meglio optare per un prestito personale. Non è un caso che siano comparse carte revolving che per spese superiori a un dato importo prevedono una rateazione a Tan zero: insomma, si risparmia sugli interessi se si accorpano più acquisti in un unico scontrino.
Molto più diffusamente utilizzate, soprattutto perché percepite come sicure negli acquisti su Internet, sono invece le carte prepagate (6 milioni di cui 3,5 milioni di PostePay), con differenze di diverse decine di euro tra la più cara e la più conveniente delle quasi quaranta sul mercato. Ai vantaggi di poterle ricaricare anche a distanza, di non dover possedere un conto corrente (ovvero di sostituirlo con l’opportunità di fruire di servizi base come pagamenti e bonifici via Internet o per telefono) e di mantenere l’anonimato nell’acquisto, corrispondono però minori garanzie e maggiori costi rispetto alle carte di credito tradizionali: oneri di attivazione che possono giungere a 30 euro, spese di ricarica e commissioni elevate per il prelievo di contante. Così, per acquistare un servizio come un abbonamento mensile, la carta deve essere carica a sufficienza oppure va ricaricata ripetutamente per l’importo necessario, pagando ogni volta le commissioni; inoltre, in caso di furto o smarrimento, la responsabilità ricade pressoché in toto sul titolare. Se la carta non viene più usata, entro 12 mesi dalla sua scadenza, e in qualsiasi momento, si può chiedere la restituzione della somma residua.