La Melandri nostalgicarimpiange i due stipendi

Lo sfogo dell'ex ministro: "Ho lasciato il lavoro per la politica, basta coi forconi"

Roma - Toccatemi tutto, ma non il mio vitalizio. Per carità: i tagli alla politica a Giovanna Melandri, parlamentare da cinque legislature, piacerebbero pure. Il fatto è che rischiano di mettere in discussione la sua pensione da onorevole, maturata in quasi diciotto anni di accomodamenti sui confortevoli scranni di Montecitorio, con qualche stagione da giovane promessa (non mantenuta) della sinistra italiana e alcune parentesi da ministro.

Melandri, che precisa il suo pensiero in un’intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera, ha compiuto pochi giorni fa cinquant’anni, peraltro splendidamente portati. La precisazione anagrafica non è esercizio di scarsa galanteria, ma circostanza importante. Il mezzo secolo con le vecchie regole vigenti nell’istituto previdenziale di onorevoli e senatori era lo sbarramento per iniziare a godere del trattamento pensionistico, naturalmente una volta diventati ex. Ora la parlamentare romano-newyorkese, qualora alle prossime elezioni dovesse non essere rieletta, dovrà attendere fino al gennaio 2022, quando compirà sessant’anni sicuramente altrettanto ben portati, per ricevere il primo assegno.

Alla bionda ex ministra non è però questo che brucia, essendo ancora titolare a Montecitorio. Ciò che la cruccia è la possibilità che la futura pensione venga sbianchettata. E siccome in Italia non sta bene ammettere un conflitto di interessi tra le proprie idee e il proprio tornaconto, teorizza una questione etica: lei nel 1994 per entrare a Montecitorio lasciò un bell’impiego alla Montedison, evitando la tentazione di molti suoi colleghi di tenere i piedini elegantemente calzati in due scarpe, proseguendo da deputati o e senatori le remunerative carriere. Ora questa fedeltà da servitrice dello Stato, o più modestamente dei suoi elettori, andrebbe secondo lei premiata. Perché la politica, ohibò, è un mestiere come un altro. E se non dà diritto a una ricompensa finirà per essere approdo di soli ricchi di famiglia o di lobbisti o di titolari di altri interessi.

Melandri sostiene pure di non essere tra coloro che hanno fatto ricorso contro le nuove norme, ma fa capire di non escludere lo scenario, anche se «non si tratta di una caso personale ma di una questione politica». Che viene trattata dai media e dall’opinione pubblica con un sovradosaggio di populismo che la infastidisce non poco. «Non mi piace - confessa - l’idea del forcone contro i politici e la logica in cui stiamo entrando». Insomma: meno forconi, più pensioni.