Meningite, ecco cos'è

La scheda dell'infezione. Come si può contrarre, quali sono i sintomi, come si cura

Milano - La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). In genere la malattia è di origine infettiva, per lo più virale o batterica, e ha un periodo di incubazione di 2-10 giorni. La forma virale (meningite asettica), scatenata in molti casi da un microrganismo appartenente alla famiglia degli enterovirus, gli stessi che provocano influenza gastrica, è la più comune e tende a risolversi senza gravi conseguenze in una decina di giorni. La forma batterica, invece, è sicuramente più rara, ma estremamente più seria e a volte può avere conseguenze fatali.

Batteri I batteri all’origine della meningite - si legge sul sito del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss) - sono essenzialmente di tre specie: 1) Neisseria meningitidis (meningococco), e in particolare i suoi sierogruppi A, B, C, W135 e Y, fra cui il B e il C sono i più frequenti in Europa. La trasmissione avviene per via respiratoria e nel 10-20% dei casi la malattia ha un decorso fulminante che può portare alla morte in poche ore nonostante una terapia adeguata. Proprio per la sua alta infettività, il meningococco può dare origine a epidemie nelle scuole e in altre comunità. 2) Streptococcus pneumoniae (pneumococco), che arriva al cervello attraverso il flusso sanguigno da altre parti del corpo. Tipicamente può infettare i polmoni, o essere associato a un’infezione dell’apparato acustico. 3) Haemophilus influenzae (haemophilus). Fino agli anni ’90 il tipo B (Hib) era una causa di meningite molto comune, ma con il vaccino mirato le meningiti da Hib si sono ridotte moltissimo. Tra le altre possibili cause di meningite c’è anche il Listeria monocytogenes, un batterio ubiquitario che si trova nell’ambiente e può contaminare l’uomo attraverso il cibo. Esistono poi altre forme più rare.

I sintomi I primi sintomi della meningite - avvertono gli esperti - possono facilmente essere confusi con quelli dell’influenza. Solitamente peggiorano nell’arco di un paio di giorni, ma in qualche caso la decorrenza della malattia è estremamente rapida. Ecco i "segni" sospetti: irrigidimento del collo, febbre alta, mal di testa acuto, vomito o nausea con mal di testa, senso di confusione, sonnolenza, convulsioni, fotosensibilità e inappetenza. Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti, ma possono manifestarsi pianto continuo, irritabilità, ipersonnolenza e scarso appetito. A volte si nota l’ingrossamento della testa, specie nei punti non ancora saldati completamente (fontanelle).

Fattori di rischio Tra i fattori di rischio della meningite, ricordano gli specialisti dell’Iss, ci sono l’età (la malattia colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni, i giovani tra i 18 e i 24 anni e le persone anziane), la vita di comunità (chi vive in ambienti comuni, come gli studenti nei dormitori universitari o i militari in caserma, ha una probabilità più alta di infezione da meningococco) e la gravidanza (la donna in attesa è più soggetta di altri alla listeriosi, patologia che può degenerare in meningite). Contro la meningite, il fattore tempo è cruciale. Se la terapia non viene attuata tempestivamente, infatti, il paziente può subire danni neurologici permanenti, come la perdita dell’udito, della vista, della capacità di comunicare e di apprendere, o può riportare problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Tra le complicazioni di natura non neurologica, poi, possono esserci danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali. Il trattamento della meningite batterica prevede una cura antibiotica, tanto più efficace se il ceppo all’origine dell’infezione viene caratterizzato e identificato.