«Meno intralci e più aiuti economici per chi adotta un bimbo»

L’obiettivo del ministro Prestigiacomo: «Snelliremo l’iter per il decreto di idoneità». Pronto un fondo di 10 milioni per le coppie meno abbienti

Federica Artina

Velocità, trasparenza e economia. Sono queste le tre parole chiave che il ministro per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo considera alla base della nuova legge sulle adozioni internazionali, recentemente approvata dal consiglio dei ministri. Un provvedimento che ha anche previsto un fondo di dieci milioni di euro da destinare alle famiglie meno abbienti per potersi pagare le spese necessarie per portare a termine l’iter adottivo. Perchè «l’adozione è un gesto d’amore, non deve diventare un lusso per pochi eletti».
Ministro, come verranno distribuiti questi soldi?
«Abbiamo previsto rimborsi pari al 50% delle spese sostenute, con un tetto massimo di 5000 euro, per le famiglie il cui reddito non supera i 29000 euro all’anno, e del 30%, con una soglia massima pari a 3000 euro, per chi percepisce tra i 29000 e i 70000 euro annui. Senza dimenticare che già adesso la metà dei costi sostenuti nel corso della pratica sono deducibili dalle tasse».
Un incentivo in più per le già numerose coppie che vogliono adottare.
«Fino a qualche anno fa le famiglie stipulavano addirittura dei mutui per potersi permettere un’adozione, e alcune pratiche arrivavano a costare anche 100 milioni di lire. Eppure in Italia il fenomeno ha preso una piega impressionante: dal 2002 abbiamo assistito ad un incremento delle domande di adozione pari al 20% annuo».
Tornando alla nuova legge, quali altre modifiche introdurrà rispetto alla precedente normativa?
«Uno degli obiettivi è quello di equiparare l’adozione internazionale a quella nazionale, soprattutto per quanto riguarda gli affidi ai singoli. Dobbiamo sempre tenere presente la centralità dell’interesse del minore, e quindi spesso può essere meglio per lui essere affidato a un singolo parente o a una singola persona alla quale è particolarmente legato piuttosto che essere destinato a una coppia a lui estranea. Cosa che avviene già per le adozioni in campo nazionale».
Nel testo del nuovo provvedimento si parla anche di uno snellimento dei tempi di attesa. In che modo si concretizzerà?
«Pensiamo soprattuttto di sfoltire l’iter per ottenere il decreto di idoneità. Il 97% delle domande presentate al Tribunale dei minorenni va a buon fine, e questo mi fa ritenere che le indagini dei servizi sociali siano quasi accessorie. Tanto vale far procedere le pratiche automaticamente».
La soluzione consisterà quindi nell’eliminazione dei servizi sociali?
«Non proprio. I servizi sociali dovrebbero intensificare la loro assistenza alle coppie nel periodo post-adozione, perchè le vere difficoltà per la famiglia iniziano quando il bambino arriva in Italia. Nella fase preliminare, invece, si dovrebbero disporre indagini approfondite solo nel caso di coppie che manifestano evidenti segnali di possibile non idoneità».
La cronaca degli ultimi tempi ha portato alla ribalta un’altro problema: quello degli Stati che bloccano la partenza dei bambini già abbinati alle loro nuove famiglie. Perchè succede questo?
«I bambini adottati in Italia provengono da oltre 50 Paesi, con i quali cerchiamo di mantenere un rapporto il più possibile di collaborazione. Purtroppo ci sono nazioni, come per esempio la Romania, dove i governi vogliono manifestare la propria emancipazione, facendo credere all’opinione pubblica di saper mantenere i proprio figli mentre invece restano chiusi negli istituti. E così ci accusano di voler “rubare” i loro bambini, quando invece il nostro primo obiettivo è sempre quello di tentare il sussidio dei minori nei loro luoghi d’origine. L’adozione è l’ultima spiaggia. Bloccare la partenza dei bambini significa annientare il loro futuro, e questo è inaccettabile».
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