Meocci: «Celentano è un grande artista gli dó carta bianca»

Il direttore generale Rai al Prix Italia: «I talk show informativi devono cambiare. La gente ha bisogno di relax»

Paolo Giordano

da Milano

Perfettamente mazziniano nel senso di Viale Mazzini, arguto ma non pungente (e con la giacca blu inspiegabilmente stirata come un doppio petto), ieri il direttore generale Alfredo Meocci ha dato qualche pennellata alla sua Rai prossima ventura. Occasione: il Prix Italia che, oltre a votare le migliori produzioni europee, è anche l’indispensabile summit annuale dei vertici della tivù di Stato. Subito una battuta: «Sono uscito dalla Rai nel 1990 da caposervizio e ci sono rientrato sempre da capo, ma del servizio pubblico». Ma poi, risposta dopo risposta, Meocci ha stilato la prognosi per una Rai rallegrata dagli ascolti ma appesantita «da una lentezza organica che la fa sembrare un pachiderma».
Certo, gli ascolti sono la panacea e ci mancherebbe altro. Dopo il successo di Pupo ad Affari tuoi («L’ho scelto io, incarna l’italiano medio che partecipa al gioco») e il doppiaggio di share della Ventura isolana ai danni del Bonolis sempre più isolato («C’è una mutazione genetica dei telespettatori»), bisogna ammettere che «abbiamo avuto ragione». Dunque il neo digì si appunta le prime medaglie: «Anche se non vogliamo fare i pavoni, con Petruccioli, con cui ho grande sintonia, abbiamo fatto scelte azzeccate. Anche Anna La Rosa ad Alice ha dato buona prova di sé riuscendo ad imbastire un programma in soli cinque giorni: ora decideremo se durerà solo quattro puntate. Intanto io sono per la valorizzazione delle donne nel talk show giornalistico».
E l’idea di valorizzare le risorse - più che di cercarne altre - ritorna anche nel progetto di lanciare un programma che sfrutti le teche Rai, perché intanto «non è una questione di nostalgia, ma di tutela della memoria». Però quando parla del presente, Meocci è ben attento agli equilibri interni. E così, dopo che Alberto Contri ha spiegato il successo del portale RaiNet, l’amministratore delegato accenna alla sfida tra Porta a Porta e Matrix di Mentana, anticipando che «bisogna rivedere la formula dei talk show informativi. Non è un problema di quantità ma di modalità. A una certa ora i telespettatori hanno voglia di relax». Vivaddio. D’altronde, spiega, «Bruno Vespa l’ha già capito e infatti non è più lo stesso di dieci anni fa: ora è meno ingessato e più salottiero». Insomma, riecco la ggente, alla quale da decenni sono apparentemente dedicati tutti i palinsesti ma che assisterà alla crisi della tivù generalista «in tempi più brevi di quello che ci immaginiamo». Intanto, continua Meocci, la strada da percorrere è quella di «pensare programmi non solo per la tivù analogica, ma anche per quella digitale» e, sostanzialmente, aiutare la Rai «a essere semplice ma non sempliciotta. Capace di farsi capire da tutti e non solo dagli esteti o dagli intellettuali, che poi non sono la maggioranza degli ascoltatori». Ai quali sarà sicuramente sfuggita la piccola/grande bagatella sul conflitto interessi di Meocci diventato direttore generale dopo essere stato membro dell’Autorità per le Comunicazioni. Tant’è: «Io faccio il mio mestiere e lo faccio tranquillamente altrimenti sarei in malafede. Ci sono gli organi preposti a valutare la situazione e lo stanno facendo». Per la cronaca, ora si aspetta il parere del Consiglio di Stato.
Comunque, in tema di attesa, la parte del leone è per lo show di Celentano, in partenza il 20 ottobre (anche se negli spot in onda sui Raiuno la data non è precisata). L’altro giorno il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce aveva lamentato l’eccessiva libertà concessa al Molleggiato, il cui programma dovrebbe esplorare l’ultimo mezzo secolo di storia e quindi, per dire, saltabeccare dal filmato Zapruder sull’omicidio Kennedy alle Twin Towers alla discesa in campo di Berlusconi, con un orizzonte pressoché sterminato.
Bene, Meocci ha invece dato carta bianca a Celentano: «Non so che cosa farà e spero che scelga mantenendosi al riparo da ogni strumentalizzazione. Quando l’ho incontrato gli ho detto: sei un grande artista, fai quello che vuoi. Eravamo a casa sua, vive in una casa da favola. E volete forse bloccare una favola?».