Il mercato scommette sulle Popolari

In una settimana la Milano ha guadagnato l’11,4%. Duello con Verona per comprare Lodi

Luca Pace

da Milano

Caduto il governatore Piazza Affari scalda i motori per il risiko bancario. Nelle ultime 5 sedute le banche hanno sovraperformato l'indice mentre le scommesse per la fase di consolidamento sono partite. Popolare di Milano in una settimana ha guadagnato l'11,4%, Mediobanca il 9,6%, Intesa il 6,6%,Unicredit il 6,1%, SanPaolo il 5% e Bnl il 4,7%, mentre lo S&P/Mib avanzava del 2,1%. Anche la Popolare Italiana, caduta nella bufera dopo il caso Fiorani, da venerdì a ieri ha recuperato il 14 per cento.
Euforia a parte le più indicate a fare la prima mossa sono le popolari, «troppo piccole per rimanere sole temono la cancellazione del voto capitario, già sotto accusa dalle Ue, che le renderebbe scalabili», spiega un analista. In una logica difensiva molte di loro starebbero già pensando a fondersi. Popolare Milano, con una capitalizzazione di poco meno di 4 miliardi da una parte è vista come una delle prede più appetibili, dall'altra si è sempre definita «cacciatrice». Il titolo quota con un rapporto prezzo su patrimonio netto tra i più bassi del mercato, 1,4, e un Roe che a fine anno si avvicinerà al 9,6%. Una bocconcino molto prelibato grazie anche alla forte presenza nelle aree ricche del Nord. Ma sono in molti a credere che l'istituto guidato da Roberto Mazzotta si sia già candidato alle nozze per salvare la Popolare Italiana, 3,5 miliardi di capitalizzazione e un price/book value di circa 1. «A Lodi la pulizia di bilancio potrebbe non essere finita», sottolinea un analista. Ma se solo moltiplichiamo il numero di sportelli, 980 per il valore di ogni filiale, circa 4,1 milioni di euro, arriviamo a un prezzo per azione vicino agli 8 euro, l'8% sopra le attuali quotazioni. A mettere gli occhi sulla ex Lodi, secondo rumors di mercato, ci sarebbe anche la Popolare di Verona e Novara, che vanta una capitalizzazione di 6,3 miliardi di euro un rapporto tra prezzo su patrimonio netto di 1,8 euro e un P/E2005 di 12,1.
Popolari a parte tra le banche di medie dimensioni la battaglia su Bnl rimane aperta. Mentre Bankitalia e Isvap si rimbalzano il dossier Unipol, il Bbva è tornato all'attacco. Difficile pensare a un rialzo delle condizioni d'Opas da parte degli spagnoli che offrono una loro azione contro cinque di quella capitolina, valutando implicitamente ogni titolo Bnl 3,1 euro. Bisogna ricordare che grazie a una particolare legge spagnola (detassazione dell’avviamento), il Bbva gode uno sconto fiscale pari al 10% dell’offerta.
Per rimanere a Roma, dopo la conquista di Antonveneta, gli olandesi di Abn Amro potrebbero vendere dall'ottobre prossimo circa l'8% detenuto in Capitalia. La banca capitalizza 11 miliardi e quota solo 1,6 volte il patrimonio netto. E dall'estero qualcuno potrebbe essere interessato.
Quanto a i big del settore, sono protetti da patti di sindacato molto forti. Intesa controllata dal 17,8% dal Crédit Agricole, che può salire al massimo al 18%, è blindata da un patto che scade nell'aprile 2008. Stesso vale per il SanPaolo, per 32% in mano alle Fondazioni, il 7,7% è del Santander, che scarico di munizioni dopo i recenti acquisti in Usa, è legato in un patto che scade nell'aprile 2007. Infine Unicredit, dopo l'operazione Hvb è un boccone troppo grosso, 60 miliardi di capitalizzazione, vale più del doppio di Intesa.